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Final Fantasy XIII / Episode Zero / Parte V: Friends

Capitolo 1

Le chiamate serali sono sempre spiacevoli. Sempre, senza eccezioni.
Avendo vissuto solo quattordici anni, probabilmente era un po’ troppo presto per decidere che una certa cosa non aveva alcun tipo d’eccezione. Ma oggi è vero, pensò Hope, guardando la madre, che gli dava le spalle.

“No, no, va tutto bene. Non preoccuparti. Noi due ci stiamo divertendo. Bodhum è un bel posto. Non abbiamo avuto problemi con l’hotel e l’oceano è stupendo.”
Al telefono c’era suo padre. Hope l’aveva saputo nel momento in cui il telefono era squillato. E poteva indovinare il motivo di quella chiamata. Dopotutto, era sera. Riusciva a vedere dalla finestra oltre le spalle di sua madre che il giorno stava svanendo.

“Uhm… capisco. Ho capito. Che peccato…”
Bingo, pensò Hope. Dall’abbassamento di voce della madre, aveva capito di averci azzeccato. Lo avevano chiamato a lavorare, era troppo occupato, non avrebbe potuto partire il giorno dopo. Ecco cosa stava dicendo, probabilmente.

Quella avrebbe dovuto essere una vacanza per tutti e tre. Dieci giorni di villeggiatura sulla spiaggia, con soggiorno in un condominio. Sua madre aveva programmato tutto con mezzo anno d’anticipo, allo scopo di divertirsi e rilassarsi, non per vedere qualcuno in particolare. Almeno, questo era quel che aveva detto. Divertiamoci, noi tre soltanto. Non lo facciamo da così tanto tempo.
Ma sapeva quale fosse il vero significato dietro le parole della madre. Con suo marito troppo occupato e suo figlio in età difficile (quella dell’adolescenza), la famiglia si stava separando sempre di più. Lei non sapeva cosa fare. Quindi probabilmente aveva pensato che se fossero andati in qualche posto diverso, via da casa, avrebbero finalmente avuto il tempo per parlarsi. O, almeno, questo è ciò che pensano la maggior parte delle persone.

La prospettiva della vacanza non aveva affatto entusiasmato Hope. Non sapeva cos’avrebbe dovuto dire a suo padre, dovendolo vedere per ben dieci giorni interi. Il sol pensiero l’aveva fatto irritare. Perciò si era sentito sollevato quando aveva sentito che suo padre sarebbe dovuto partire per un viaggio di lavoro. Aveva detto che si sarebbe unito a loro più tardi, ma Hope non gli aveva creduto. Probabilmente all’ultimo minuto ci sarebbe stata una riunione alla quale avrebbe dovuto partecipare, e come scusa avrebbe detto che qualche personalità importante del Sanctum sarebbe stata presente. Faceva sempre così. Non importava quanto fosse piccola la promessa, suo padre l’avrebbe sempre infranta per mettere al primo posto il suo lavoro.

“Va bene, non preoccuparti. Non abbiamo nemmeno il tempo di annoiarci, ci sono così tante cose da fare qui.”
Sua madre si sforzò di dare alla sua voce un tono più felice. Come sempre. Avrebbe voluto dirle che non doveva sforzarsi così tanto di sembrare felice. Ogni volta che suo padre rompeva una promessa, lei non lo rimproverava mai. Lei inventava sempre motivazioni e scuse. “Il lavoro di tuo padre è molto duro”, diceva. “Ha tante responsabilità. Persone importanti del Sanctum confidano in lui. Sta lavorando duramente per tutti.” Era veramente triste il fatto che lei non dicesse mai una parola contro di lui. Ma non importava quanti sforzi facesse lei per difenderlo; suo padre non aveva mai una parola di ringraziamento per lei.

A mio padre non interessa, pensò Hope. Non gli importa quanto lei sia buona con lui… e non gli importa di me.
Non poteva dire con certezza se sua madre davvero non se ne rendesse conto, o se fingesse semplicemente di non farlo. Non aveva comunque importanza. È mio padre ad essere in torto, si disse Hope.

“Domani? Andiamo a Euride come programmato. Sì, hanno già finito di pulire tutto dopo quell’incidente.”
Tre giorni prima c’era stato un enorme incidente presso la centrale di energia della Gola di Euride. Nel tumulto, tutto era stato chiuso, e le visite all’impianto erano state sospese fino a quel giorno. Avevano appena finito di ricostruire e, giusto un attimo prima, avevano fatto sapere che il giorno dopo avrebbero ammesso di nuovo i visitatori.
“Andrà tutto bene. Voglio dire, il fal’Cie ha deciso che quel luogo è sicuro, e questo dovrebbe essere sufficiente per decidere di fare un’escursione in campagna, giusto? Sei così ansioso…”
Come se si preoccupasse, pensò Hope. Ovviamente non lo disse ad alta voce. Sapeva che avrebbe reso sua mamma triste. La sua testa lo sapeva, ma il suo cuore…

“Non viene, vero? Ovvio.” Quelle parole dure gli scapparono dalla bocca non appena sua madre mise giù il telefono.
“Non ci può fare niente. C’è stato quell’incidente a Euride, lo sai, tutti quelli del Sanctum erano in panico e ciò ha influenzato anche il lavoro di tuo padre. Oh! Ma ha detto che sarà qui giusto in tempo per il festival dei fuochi d’artificio.”
Ancora una volta, le promesse che non mantiene mai. Dovrebbe evitare di farle, tanto per cominciare.
“Va be’, non parliamo di lui. Voglio dire, che lui sia qui o che sia a casa, dice comunque le stesse cose. Come va a scuola? Stai studiando? Nient’altro. È come…”

Come un registratore, è quel che Hope stava per dire. Ma aveva visto la tristezza negli occhi di sua madre.
“Ah già, stavi dicendo che volevi che ti aiutassi a fare qualcosa?”, disse, cercando di portare il discorso da un’altra parte. Era da stupidi agitarsi per una persona che non era nemmeno presente.
“Oh sì, giusto. Laveresti queste verdure per me?”
“Verdure?”
“Be’, dato che siamo in un condominio e l’appartamento è dotato di una cucina, mi sembra uno spreco continuare a mangiare fuori tutti i giorni.”
Prese un grosso pacco di carta. Puzzava di terra. Non il tipo di odore che sentiresti da un fruttivendolo.
“Quando hai trovato il tempo di comprare questa roba?”
“Stamattina, me l’ha data una persona del posto.”
Ah, già, stamattina la mamma si è svegliata presto, pensò Hope. Si era riaddormentato, e lei era uscita a fare due passi. Ecco quando aveva comprato quella verdura.
“Mi hanno detto che questi sono ingredienti che usano nella loro caffetteria. Ci sono alcune cose che prendono direttamente al mercato, ma mi hanno detto che coltivano la verdura da soli. Prendi, lava queste.”
Sua madre divise le verdure, dando a Hope delle specie di patate nodose. Sua madre tenne un po’ di foglie mangiate dagli insetti. Non le avresti mai trovate da nessun fruttivendolo di Palumpolum. Né da nessun’altra parte.
“Sei sempre attratta dalle cose più strane.” disse Hope, sospirando, e si girò verso l’acqua. Non era certo la prima volta che sua madre faceva qualcosa del genere.
“Ma è stato così interessante! Il contadino era un ragazzo veramente alla moda e di bell’aspetto, sai? Quando ho scoperto che lavorava alla caffetteria, non mi è sembrato strano. C’era anche un ragazzo più basso, penso che sia poco più grande di te.”
“Rimane comunque strano il fatto di lavorare in un campo.”
“Davvero? Sembrava che si stessero divertendo.”

Gente che pratica l’auto-sussistenza… Hope non riusciva proprio a capire. C’erano impianti che producevano cibo, che erano gestiti con cura dal fal’Cie e che producevano cibi di qualità su larga scala, e che peraltro erano venduti a prezzi bassi. Non sapeva quanto costassero i semi di verdura, ma se fossero costati più o meno quanto i semi dei fiori che aveva visto nei negozi di giardinaggio, allora era probabile che coltivare il cibo da sé non fosse per niente conveniente.
“Poi è arrivata questa ragazza, hanno iniziato a parlare e lui alla fine mi ha dato la verdura.”
“Sei senza pudore.”
“Sono una madre, sono forte.”
Lei rise, e iniziò a lavare le foglie smangiucchiate. Era come se avesse completamente dimenticato la telefonata di alcuni minuti prima. “Se solo fossimo andati in vacanza senza di lui fin dall’inizio”, pensò Hope. “Lei non si preoccuperebbe così tanto e sarebbe sempre in grado di ridere così. Ecco perché lo odio. Odio le chiamate serali…”
Sfregò con forza la terra dalle verdure. “Se solo potessi lavar via qualsiasi cosa così facilmente…”, pensò.

Capitolo 2

La Gola di Euride era una meta turistica molto popolare. L’impianto energetico laggiù proponeva un itinerario per escursioni e visite, e si diceva che il paesaggio circostante fosse uno dei più belli di tutta Cocoon.
Il fatto che si potesse vedere il fal’Cie Kujata, ossia quello a capo della centrale, non era affatto un problema. I fal’Cie erano importanti, sostenevano la vita della gente di Cocoon, ma era raro che della gente comune potesse vederne uno da così vicino.
Ecco perché molte persone tra quelle che visitavano la città marittima di Bodhum decidevano di fare anche una gita alla Gola di Euride. Si potevano vedere i macchinari più moderni all’interno dell’impianto, si godeva dello splendido scenario e, infine, si poteva vedere un fal’Cie. Erano queste tre cose insieme che rendevano quel posto una forte attrattiva per i visitatori.
Accanto all’impianto c’era un centro commerciale con negozi di souvenir tutti allineati e in attesa dei turisti. I bambini che erano lì in gita si radunavano lì in gruppi, e si potevano sempre sentire le loro voci piene d’eccitazione. Quella era la Gola di Euride che tutti conoscevano. Ma oggi era diverso.

“È completamente diverso da come appariva in quei video…”, mormorò Hope. Erano finalmente arrivati a Euride. Il centro commerciale era chiuso con un nastro adesivo che sigillava l’entrata. Soldati armati erano di guardia. Non c’erano negozi che vendessero cibi e bevande, né tanto meno negozi che vendessero palloncini.
“È stato un incidente bello grosso. Non riesco a credere che qui ci siamo più soldati che turisti.”
Sua madre sembrava divertirsi e non sembrava infastidita da niente, ma non riuscì a nascondere la sorpresa dinnanzi a così tanti soldati.
“Deve essere dura per quei soldati di Bodhum. E presto saranno pure occupati con il festival dei fuochi d’artificio.”
“No, quella non è la loro uniforme, è degli PSICOM… credo. Ma quelle persone laggiù sono semplici soldati.”
“Davvero?”
“Penso di sì. Li ho visti in una fotografia che Kai mi ha mostrato una volta.”

Il sogno di Kai era quello di diventare, una volta cresciuto, un pilota di aeronavi per l’esercito; per questo motivo, era molto informato al riguardo. Se Kai fosse qui, conoscerebbe ogni tipo di pistola che hanno quei soldati. Hope non vedeva Kai da quasi tre anni. Si era trasferito per via del lavoro dei suoi genitori. Nonostante abitasse nel paese accanto al suo, la loro scuola era diversa, perciò non avevano più parlato molto. All’inizio si chiamavano e si spedivano e-mail l’un l’altro, ma la cosa a poco a poco era scemata.

“Ehi, quello non è lo stesso negozio di animali che abbiamo visto a Bodhum?”
Hope fermò il flusso di pensieri per guardare nella direzione verso cui stava indicando sua madre. Il logo, a lui familiare, ricopriva la serranda del negozio.
“Quello non è il posto dove vendevano quei cuccioli di chocobo?”
“Sì, è quello, ci avevano detto che il loro negozio a Euride aveva fatto il tutto esaurito… Non riesco a credere a tutto ciò che è successo qui.”
Era accaduto il giorno in cui erano arrivati a Bodhum. Dopo aver fatto il check-in nel loro condominio, sua madre aveva detto di voler andare a fare un giro al centro commerciale. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe successo un incidente a Euride?
Alcuni ragazzini passarono davanti a Hope correndo. Oggi probabilmente sono in gita, pensò. No, aspetta, tutte le scuole sono in vacanza in questo periodo, perciò ci deve essere una specie di evento speciale per i bambini.
“Sbrigatevi! Guardate che siamo già in ritardo.”
C’è una ragazza così in ogni classe; quella che cerca sempre di far sì che tutti rispettino le regole. Ce n’era stata una nella classe di Hope. Ce n’era una anche adesso. Probabilmente era impossibile che non ce ne fosse una in ogni classe. Proprio come era impossibile che esistesse una Cocoon senza fal’Cie.

“…Poi sono andata a quell’escursione nella natura.”
“Oh, quella a Sunleth?”
“Sì, quella.”
Lui si girò verso quella voce. La ragazza parlava piena d’orgoglio. “Probabilmente sta parlando dell’escursione del Sanctum in cui si osserva la natura”. Quella di Sunleth Riverside era una delle poche riserve naturali di Cocoon. Dal momento che era mantenuta a scopi di ricerca ecologica, i cittadini di norma non erano ammessi al suo interno. Le uniche volte che lo erano era quando il Sanctum organizzac visite guidate. Ne organizzava di diverse durante l’anno, e alla maggior parte di esse erano ammessi solo gruppi scolastici o altri gruppi. Quelli che ci andavano erano scelti a estrazione, e perfino se facevi domanda per partecipare a una gita, quasi certamente non venivi scelto.
Solo i ragazzini fortunati riuscivano ad andare a Sunleth. Non c’era da meravigliarsi che quella ragazza se ne stesse vantando. Probabilmente Kai se ne era vantato nella sua nuova scuola, dicendo che aveva partecipato ad un’escursione naturalistica quando era nella sua vecchia scuola.

“Cosa c’è che non va, Hope?”
Sua madre era più avanti di qualche passo. Si era fermata e guardava indietro.
“Niente, quei ragazzini che sono passati stavano parlando di Sunleth. Ci stavo pensando su.”
“Ah, giusto, la tua scuola ha vinto l’estrazione per andarci, vero? È successo cinque anni fa, giusto?”
“Sei.”

Quando Kai era ancora lì, e pure Elida. Loro tre erano sempre stati insieme. A Sunleth erano stati insieme. Si ricordò di aver corso sul sentiero, dietro di loro. Si chiese se si ricordassero ancora dell’avventura che avevano avuto laggiù.

Capitolo 3

All’interno dell’aeronave tutti alzarono la voce, pieni d’eccitazione. Al di sotto di loro, frammenti di luce si sparpagliarono lungo la superficie del lago, luccicando.
Ogni cosa era colorata con varie sfumature di verde. Erano appena passati sopra all’area residenziale di Sunleth, che si trovava accanto alla più grande foresta naturale di tutta Cocoon.

“Quello è il lago Shela?”
“Ehi, cos’è quel grosso albero laggiù?”
“Quella è una montagna?”
Le voci dei bambini erano così alte che sembrava quasi potessero mandare in frantumi le finestre dell’aeronave da un momento all’altro.
“Va bene, siete tutti pregati di fare silenzio!”
La voce della loro insegnante echeggiò da una parte all’altra dell’aeronave. Dopo dieci anni di esperienza, l’insegnante non batteva ciglio, ma lo staff dell’aeronave guardava di traverso i bambini. Quell’aeronave di norma ammetteva a bordo solo passeggeri che potessero pagare un prezzo alto. Perciò lo staff era solito trattare con membri del Sanctum in viaggio per affari importanti. Tenere a bada un gruppo di bambini non rientrava nelle sue competenze.
La riserva naturale si trovava in una zona che poteva essere raggiunta solo attraverso un punto d’accesso speciale, motivo per cui venivano noleggiati i vascelli civili più nuovi. Perciò, lo staff dell’aeronave doveva avere a che fare con quel punto d’accesso solo un paio di volte all’anno, e non era abituato a farlo.
L’aeronave perse a poco a poco altitudine e il lago Shela si fece più vicino. La superficie del lago riempiva la vista dalle finestre, e i ragazzini iniziarono a parlare di nuovo con eccitazione. La loro insegnante batté le mani e alzò la voce: “State attenti!”. Tutti si zittirono.
“L’aeronave atterrerà tra poco. Non atterreremo accanto al lago, e c’è solo una struttura di atterraggio provvisoria. Per favore, fate attenzione a non correre di qua e di là. Se avete capito, alzate la mano.”
“Okay!”, dissero tutti, alzando le loro mani come se fosse una sola. Hope sentì una voce accanto a lui dire: “Oh, wow…”. Era Kai. Hope tenne la sua mano alzata e gli chiese a voce bassa:
“Che c’è?”
“È parecchio difficile atterrare in un posto che non ha una pista d’atterraggio.”
“Eh?”
“E questa aeronave è enorme, solo un pilota specializzato potrebbe farla atterrare qui.”

Hope non sapeva proprio di cosa stesse parlando. Kai voleva diventare un pilota dell’esercito da grande, perciò sapeva tutto quel genere di cose, ma Hope non ne sapeva niente. Ma se Kai diceva che il pilota era formidabile, allora doveva essere vero.

“Di cosa state parlando voi due?”, disse Elida. Era in piedi accanto a Kai, piegata verso di lui.
“Stai alzando la voce.”, le disse Kai guardandola male. Elida era la migliore cantante della classe, ma aveva anche la voce più alta.
Si erano incontrati durante la cerimonia di apertura che c’era stata in occasione del loro primo giorno di scuole elementari. Gli insegnanti li avevano fatti sedere vicini. Si erano seduti vicini anche in classe, e i tre erano diventati amici. Facevano sempre cose insieme.
I loro interessi, i loro gusti e le loro personalità erano completamente diversi, ma a volte l’affinità esteriore vale di più di quella interiore. Vivevano vicini tra loro, e spesso tornavano a casa da scuola insieme. Sia Hope che Elida erano figli unici, ma Kai aveva un fratellino di tre anni più piccolo. Si chiamava Hal, e si univa spesso agli altri tre per giocare insieme a loro. Anno dopo anno, finivano sempre nella stessa classe. Nonostante non fossero sempre seduti vicini, durante le gite e gli eventi come questo, erano sempre insieme.

“Dice che il pilota dell’aeronave è davvero formidabile.” Hope si piegò verso Elida per sussurrarglielo nell’orecchio.
“Formidabile? Cosa?” Elida inclinò il capo. Kai stava per dare una spiegazione dettagliata, quando l’insegnante scoppiò.
“Ehi, voi laggiù! Smettetela di parlare e abbassate le mani.”
Solo loro tre erano rimasti con le mani alzate in aria. Imbarazzati, abbassarono velocemente le mani e tutti risero.
“È tutta colpa tua!” disse Elida, facendo il broncio. Fu a quel punto che il paesaggio all’esterno si fermò all’improvviso. Non aveva sentito il minimo rumore quando la nave era atterrata. Hope non sapeva nulla di aeronavi, ma persino lui poté dire che il pilota era bravo.
“Visto? Davvero bravo, eh?”, disse Kai, come se fosse stato lui a far atterrare l’aeronave.

La prima cosa che si misero a guardare i ragazzini non appena scesero dall’aeronave fu ciò che stava sotto i loro piedi. Non avevano mai sentito niente del genere prima d’allora. A Palumpolum c’erano strade dappertutto. Perfino nei parchi c’erano poche zone dove la terra era esposta. Furono sorpresi dalla strana sensazione sotto ai loro piedi, ma quando si misero a guardare i dintorni, furono sorpresi ancora di più da quello che videro. L’erba e gli alberi non erano comuni, ed erano sempre in vasi o circondati da rocce. Non avevano mai visto così tanta vegetazione quanta quella che potevano vedere lì.
“Bene, fate tutti attenzione! Qualcuno si ricorda le regole sulle escursioni che abbiamo imparato ieri?”
Tutti alzarono la mano.
“Okay, allora quali sono i tre “non”, diciamoli tutti insieme!”
“Non correre, non giocare in giro, non spingere.”
“Molto bene! Questo posto è diverso dalla città. È facile scivolare, perciò non dovreste correre. I mostri qui sono di norma tranquilli, ma se urlate o fate rumori forti potrebbero rimanere sorpresi e attaccarvi. Per cui cerchiamo di stare molto silenziosi, d’accordo?”
Avevano sentito questo discorso diverse volte da quando avevano scoperto di essere stati scelti per andare. Sapevano che dire loro di stare zitti non sarebbe servito a nulla, perciò gliel’avevano ripetuto cento volte. I soldati avevano già condotto i mostri più pericolosi via dal sentiero che i ragazzini avrebbero percorso. Gli unici mostri rimasti erano i più tranquilli e i più pacifici, e anche loro erano restii ad avvicinarsi ai visitatori.
Quell’operazione aveva richiesto più tempo di quello necessario per uccidere semplicemente i mostri. Ma a Sunleth i mostri venivano studiati, perciò non potevano essere uccisi. Hope aveva sentito suo padre parlarne.
“E c’è un’altra cosa importante che dovete ricordare. Ci sono un sacco di burroni e strapiombi qui, e sono molto pericolosi. Oggi ci sono piattaforme e funi apposta per noi, ma solo in alcune aree. Non uscite mai dall’area di osservazione! Questi ricercatori ci faranno da guida, perciò ascoltate tutto ciò che diranno. Avete capito tutti?”
Tutti alzarono la mano, e Hope guardò oltre il sentiero che avrebbero percorso. Attraverso gli alberi fitti poté vedere rupi ripide e scoscese, nonché rocce appuntite. Si sentì un po’ nervoso al pensiero di camminare in un luogo che era “molto pericoloso”.

Secondo il programma, sarebbero andati sul lago Shela, avrebbero attraversato Rainbow Pass e avrebbero camminato lungo il sentiero della foresta per poi tornare indietro. Una volta tornati alla riva del lago, avrebbero pranzato e avrebbero avuto un po’ di tempo libero. Hope pensò che solo chi voleva camminare sul sentiero avrebbe dovuto farlo. Chi non voleva farlo, doveva poter scegliere di rimanere lì.
Il bordo del lago era meraviglioso. Nei dintorni crescevano fiori di tutti i colori. Nelle vicinanze c’erano alberi enormi, la cui ombra dava la sensazione di freschezza e quiete.
Hope preferiva giocare al chiuso piuttosto che all’aperto. Gli piaceva giocarein casa, oppure andare a casa di Kai a guardare foto di armi dell’esercito e macchinari vari. Ma dal momento che sia a Kai che a Elida piaceva giocare all’aperto, giocavano in casa solo nei giorni di pioggia, o quando Hal stava troppo male per andare fuori.

“Bene, ora vi divideremo per classe. Il sentiero è stretto, perciò per favore, formate una fila unica!”
Ogni classe era guidata da un ricercatore. A differenza degli insegnanti, i ricercatori non erano abituati ad alzare la voce. Ognuno di loro portava con sé un piccolo megafono.
La fila di bambini si mosse lentamente. Con poco meno di cento bambini, la fila si poteva dire piuttosto lunga.
“Questi fiori sono così belli.” Elida allungò la mano verso un fiore di un rosso pallido, ma Hope la fermò.
“Non puoi. Non dobbiamo toccare né raccogliere nessuna delle piante. Hanno detto che alcune possono farti venire uno sfogo cutaneo.”
“Lo so. Stavo solo per fare una foto.”, disse Elida tirando fuori una macchina fotografica giocattolo dalla tasca.
“Mi chiedo se alla mamma piacerebbe la foto di un fiore…”
Hope tirò fuori la sua macchina fotografica giocattolo. Le macchine fotografiche spedivano automaticamente informazioni, ed erano assolutamente un must per eventi come quello. Paragonata alle macchine fotografiche normali, quella giocattolo aveva solo un po’ di spazio per i dati. Una volta che la memoria della macchina era stata riempita, le informazioni al suo interno venivano automaticamente spedite al computer più vicino. Poi, entro la stessa giornata, le fotografie cartacee venivano spedite a casa propria. La macchina fotografica è poco costosa e pensata per essere utilizzata e buttata via, perciò è perfetta per i bambini, che potrebbero farla cadere o romperla. Inoltre, riuscire a riempire tutta la memoria della macchina fotografica in una giornata rende la cosa ancora migliore.
Hope puntò la sua fotocamera al fiore rosso pallido. Fece anche una foto al fiore bianco accanto ad esso. I suoi petali sottili si sparsero nella brezza. Fotografò anche quella scena. “Spero che le fotografie escano”, pensò. Lì c’erano fiori che non si sarebbero mai visti in città. E non solo fiori. Il mostro che si poteva vedere dalla distanza aggiungeva altro fascino a Sunleth.
Hope era in trance e scattava una foto dopo l’altra. Si era a malapena accorto di essersi arrampicato su per la collina.
“Ehi, non ti sembra che il vento qui abbia una specie di… strano odore?”, gli chiese Elida. Anche Hope l’aveva notato. Quando avevano lasciato la riva del lago e avevano iniziato a camminare attraverso il passaggio. Era allora che l’aveva sentito.
“Sa di… bleah… medicina.” Kai annusò l’aria e fece una smorfia.
“No, non di medicina. Non sa più di erbe?”
“Sì, quel genere di cose che bevono i nonni.”
Avendo probabilmente sentito la conversazione, la ricercatrice di fronte a loro si girò e sorrise.
“Questo è l’odore della vegetazione. L’odore della terra e dell’erba.”
Tutti i ragazzini nella zona si scambiarono sguardi. In città avevano la terra. Avevano vasi di fiori e altre piante che crescevano fuori dal terreno. Ma non avevano mai annusato niente del genere.
“La terra non trattata e non purificata ha questo odore. E lo stesso le piante che crescono dentro di essa.”
“Ora che ci ripenso”, pensò Hope, “anche i fiori avevano un odore diverso. Non diverso, ma più forte.” Si era avvicinato abbastanza per scattare una foto a quei fiori, ma il loro dolce profumo l’aveva raggiunto. Ne era rimasto sorpreso. Si chiese se era per via della terra del posto.

“Guardate! Un mostro!”, urlò qualcuno. Quando guardò, vide qualcosa strisciare lungo il bordo di un burrone. Era traslucido e sembrava viscido. Che strano mostro.
“È una Budindragora. Sapete, la loro razza, migliorata, è commestibile.”
Tutti alzarono la voce scioccati e increduli.
“Non penso che vi dirò in cosa vengono trasformati. Sarebbe un grosso guaio se dei ragazzini rimanessero disgustati e decidessero di non volerlo più mangiare.” Strizzò un occhio con fare scherzoso.
La loro escursione stava per degradare in una discussione riguardo a quale tipo di cibo potesse essere una Budindragora, quando raggiunsero il Rainbow Pass. La ricercatrice probabilmente l’aveva pianificato fin dall’inizio, quando aveva iniziato a parlare delle Budindragore commestibili.
Quando raggiunsero la cima del valico, la vista da lassù cancellò tutti i pensieri riguardanti i mostri. Un arcobaleno si inarcava nel cielo, e la luce brillava attraverso le crepe tra le nuvole. Sentì il click della fotocamera di qualcuno. Si ricordano tutti di averne una. Quello fu il segnale. Tutti estrassero le loro macchine fotografiche e si affrettarono a fare una foto della scena prima degli altri.
“Ci sono molti posti stupendi, quindi ricordatevi di conservare un po’ di spazio sulle vostre fotocamere.”
A quelle parole il rumore dei “click” si placò. Hope riuscì a malapena a fermarsi. Aveva usato quasi tutto lo spazio della sua fotocamera.
“Se solo avessi portato un’altra macchina fotografica.”, disse con tristezza Elida.
Probabilmente tutti stavano pensando la stessa cosa. Ma la regola era che potevano avere solo una fotocamera a persona.
“Bene, guardate tutti qui, per favore.” La ricercatrice stava parlando attraverso il suo megafono. Doveva aver aspettato fino a quando tutti avevano finito di scattare foto, prima di iniziare il suo discorso.
“Come tutti già sanno, il tempo meteorologico su Cocoon è controllato dai fal’Cie. Come regola generale, i fal’Cie non dicono agli umani come cambierà il tempo.”
Ma c’erano delle eccezioni. In caso di tempeste, tuoni, vento forte e altri fenomeni negativi, i fal’Cie spedivano avvisi al Sanctum, e il Sanctum avvertiva i cittadini cosicché si potessero preparare. Gli annunci da parte dei fal’Cie erano sempre corretti, non sbagliavano mai.
Paragonateli alle cosiddette “previsioni meteo”, nelle quali gli umani riuniscono informazioni sui cambiamenti climatici. Di solito sono abbastanza precise, ma non sono niente di più che previsioni e a volte possono essere sbagliate.
“A differenza di quanto accade sul resto di Cocoon, il tempo climatico a Sunleth è controllato dal suo stesso fal’Cie. Questo perché stiamo studiando l’effetto della pioggia, del vento e di altri fenomeni sulle piante e sui mostri.”
Elida alzò la mano, desiderosa di fare una domanda.
“Esistono mostri ai quali non piace la pioggia?”
Elida odiava la pioggia. Ecco perché, probabilmente, fece quella domanda.
“Certo che esistono. Ma ci sono anche mostri che amano la pioggia.”
Elida fece una smorfia. Sembrava che si fosse pentita di aver fatto quella domanda. Sia Hope che Kai dovettero trattenere una risata.
“Non c’è sul nostro tour di oggi, ma oltre quel promontorio c’è una valle dove teniamo mostri che amano la pioggia e mostri che la odiano. Stiamo controllando la pioggia in quell’area e controlliamo le reazioni dei mostri. Ecco perché vedrete spesso un arcobaleno da questo passaggio.”
“Papà aveva detto che gli arcobaleni sono il risultato della luce che si infrange sulle particelle d’acqua presenti nell’aria, giusto?”, pensò Hope. Dovrei chiedergli anche riguardo le Budindragore commestibili. Lui lo saprebbe.
“Bene, dirigiamoci verso la prossima area. Più avanti c’è un luogo chiamato ‘Sentiero all’ombra degli alberi’. Lì crescono nelle insolite piante avverse alla luce del sole. Ma è molto scivoloso, state attenti mentre fate le foto. Questo è tutto.”, disse la ricercatrice, dando un colpetto all’interruttore del suo microfono.
Formarono un’altra volta una fila e proseguirono giù per il sentiero. La strada dalla riva del lago alla cima del Rainbow Pass si era estesa su una collina, ma ora era un dolce pendio in discesa. A dispetto di ciò, era più difficile camminarci sopra. Hope non aveva mai saputo quanto potessero essere scivolose la terra e l’erba bagnata. Il sentiero era piatto, senza rocce, ma lui rischiò di cadere più volte. Quando cadde davvero, si ritrovò completamente coperto di terra. Le informazioni che aveva ricevuto riguardo all’escursione, dicevano: “Porta un paio di scarpe con le quali sia facile camminare, e vestiti che puoi sporcare senza problemi.” Ora capiva perché.
Guardandosi intorno, fu contento di avere ancora un po’ di spazio sulla sua fotocamera giocattolo. Si dimenticò della fatica quando iniziò a scattare foto alla luce tenue che colpiva le rocce, nonché all’erba trasparente come un cristallo.
Quando arrivarono alla fine del sentiero, Hope scattò un’ultima foto. La luce che indicava che i dati stavano per essere spediti lampeggiò e poi si spense. Ora la macchina non era altro che una scatola vuota. Infilandola nella tasca, si sentì insicuro. Ora non aveva niente da fare.
Nonostante il percorso a ritroso fosse lo stesso, pareva più difficile camminarci sopra. Si sentiva le gambe pesanti.
“Ugh, non possiamo tornare a casa adesso?”, disse Hope, lamentandosi un po’.
“Sul serio.”, disse Elida, senza fiato.
“Ma una volta tornati al lago Shela avremo del tempo libero!”
Kai era l’unico che sembrava pieno di energie. Apparentemente, non gli aveva dato fastidio cadere. Le sue mani e i suoi vestiti erano pieni di terra.
“Kai, devi stare più attento. E se ti fai male?”
Lui disse che stava bene, ma presto cadde picchiando il fondoschiena. Incurante, saltò su e continuò a camminare.
“Se dice che sta bene, allora sta bene.”, disse Elida, sospirando.

Dopo aver mangiato ed essersi riposato un po’, Hope sentì la fatica sparire del tutto. Quando era tornato alla riva del lago aveva pensato che non avrebbe più avuto voglia di muoversi.
“Cosa facciamo? Abbiamo ancora un bel po’ di tempo.”
Lì potevano correre e urlare quanto volevano; non sarebbero finiti nei guai.
“Arrampichiamoci su quel grosso albero laggiù. Voglio fare una foto dalla cima.”
“Non hai ancora finito di fare tutte le foto, Kai? Di solito le fai tutte in una volta.”, disse Elida, sorpresa. Hope percepì qualche brutto avvenimento, e provò a intromettersi prima che succedesse qualcosa.
“Non possiamo scalare alberi né rocce. Se vi arrampicate su quell’albero e cadete, morite.”
Quando erano eccitati per qualcosa, sia Kai che Elida non erano in grado di pensare ad altro. Toccava sempre a Hope cercare di fermarli.
“Allora, come credi di arrampicarti? Non credo che tu ci riesca.”
“Ma l’ho promesso ad Hal. Gli ho detto che avrei scattato una foto fantastica per lui.”
Ah sì, giusto, pensò Hope. Hal aveva voluto partecipare alla gita, Ma Hal non andava nemmeno a scuola. Kai aveva passato un sacco di tempo a cercare di calmarlo e a pensare ad un modo per compensare il fatto che suo fratello non sarebbe potuto venire. Probabilmente è per quello che gli aveva promesso di fare una fotografia fantastica.
“Allora perché non ne hai scattata una sulla cima del Rainbow Pass…”
“L’ho fatto. Ma non mi è sembrata sufficiente. Ho scattato foto anche ai mostri, ma non mi sembrano abbastanza speciali, capisci? Quindi l’ultima foto la voglio scattare dalla cima di quell’albero.”
“Ma non puoi. Non da quell’albero.”
“Non puoi mai saperlo finché non ci provi.”, disse Kai, mettendo la mano sulla tasca. Aggrottò la sopracciglia.
“Che c’è che non va?”
Kai non disse nulla, controllando nella tasca all’altro lato. Hope si sentì sollevato.
“Cosa? Non hai fatto cadere la tua fotocamera, vero?”
Guardò nella tasca del suo cappotto e nella sua borsa. Dopo aver guardato dovunque, finalmente si arrese. Hope e Elida potevano dire cos’era successo semplicemente guardandolo in faccia.
“Be’, sono sicuro che sia caduta qui intorno, da qualche parte.”, disse Hope.
Doveva essere così, concordarono tutti. Setacciarono l’area, ma non trovarono nulla.
“Ti è caduta lungo il sentiero? Sei caduto un sacco di volte.”, disse Elida indicando le sue ginocchia sporche.
“No, l’avevo con me quando siamo tornati indietro. Stavo cercando di decidere se fare o no una foto sopra il valico. So che ce l’avevo ancora in quel momento.”
Allora doveva essere successo da qualche parte tra il Rainbow Pass e la riva del lago. Ma non potevano tornare indietro. Quando erano ritornati, il sentiero era stato chiuso di nuovo. I ricercatori volevano mantenere le interferenze esterne al minimo.
“Ehi Hope, sulla tua fotocamera è rimasto un po’ di spazio?”
Di solito Hope avrebbe prestato la sua macchina fotografica. Kai e Elida erano sempre il doppio più veloci di Hope nel fare le foto, ed esaurivano sempre il loro spazio. Hope pensava che dovessero pensare un po’ meglio alle foto che facevano, ma quando glielo diceva, loro rispondevano che lui pensava troppo. Alla fine la sua macchina fotografica finiva per contenere foto di tutti e tre. Ma oggi era diverso.
“Mi spiace, i dati sono già stati spediti.”
In quel luogo era impossibile pensare troppo alle foto da fare. Il paesaggio a Sunleth era così bello… Ciò rendeva ancora più strano il fatto che Kai non avesse finito di scattare le sue foto.
“Anch’io. Ho usato tutto lo spazio sul Rainbow Pass.”, disse Elida.
Kai sospirò.
“Non c’è niente da fare, allora.”
“Non preoccuparti, mostrerò ad Hal le mie foto.” Elida provò a farlo sentire meglio. “Anche Hope gli farà vedere le sue foto. Dovrebbe andare bene, giusto? Vedrà il doppio delle foto. Sono sicura che sarà felice così.”
Ma le loro foto sarebbero arrivate a casa entro sera. Hal le avrebbe potute vedere solo il giorno dopo, dopo la scuola. Era dispiaciuto di essere stato l’unico a non poter andare in gita. Continuava a dire: “Perché non posso andarci?”
Hal sarebbe stato così deluso…
No, dovevano farlo. Dovevano farlo per Hal.
“Andiamo a cercarla.”
Kai e Elida rimasero entrambi sorpresi.
“Non siamo così lontani da Rainbow Pass. Ci guarderemo intorno finché non sarà finito il tempo libero.”
“Ma non dovremmo andare sul sentiero.”
“Va tutto bene, dovremo solo intrufolarci.”
Si guardarono negli occhi. Non avevano mai pensato che Hope potesse dire una cosa del genere.
“Mio papà dice che non bisognerebbe mai rompere una promessa, per quanto piccola sia.”

Diceva anche che se ti dimentichi di una promessa, l’altra persona se la ricorderà. Kai avrebbe potuto dire semplicemente che non aveva potuto farci nulla e sarebbe finita lì. Ma Hal avrebbe aspettato tutto il giorno quelle foto, pieno d’eccitazione.
“Andiamo a cercarla.”, disse ancora. Nonostante Hal non avesse la sua stessa età, era un suo amico. Elida sembrava pensarla allo stesso modo.
“Già, non vogliamo che Hal rimanga deluso.”
Era stato deciso.

Capitolo 4

Non potevano attraversare l’entrata che portava al sentiero principale. I ricercatori avevano iniziato a ripulire l’aurea. Decisero di prendere un sentiero laterale. Non potevano dire se fosse davvero un sentiero laterale, ma ne aveva l’aspetto.
“Arriveremo lì se andiamo da questa parte, giusto?” Elida si girò, sembrava preoccupata.
“Be’, la direzione è quella giusta. Se continuiamo da questa parte, dovremmo trovare il sentiero principale…”
Erano a soli pochi passi dalla riva, ma il rumore dei loro compagni di classe sembrava terribilmente lontano. Hope pensò che forse, dopotutto, quella non era la cosa giusta da fare.
“Quando torniamo indietro, dovremmo prendere il sentiero principale.”
“Ma se ci beccano all’entrata, si arrabbieranno con noi.”
“Non preoccuparti, per quell’ora avranno finito di ripulire.”
“Ma gli insegnanti potrebbero essere lì di guardia.”
La foresta che li circondava era troppo silenziosa, perciò sentirono il bisogno di parlare di stupide cose ad alta voce. Quando erano insieme agli altri, in un grande gruppo di persone, la foresta non era sembrata così inquietante, ma ora che erano solo in tre la quiete incuteva loro paura.
“Ehi, guarda! Sembra una specie di frutto!”, disse Elida allegramente.
Indicò un ramo che era piegato sotto il peso di alcuni frutti rossi con sfumature giallognole. Erano più grossi di qualsiasi frutto avessero visto nei negozi.
“Mi chiedo se sia buono da mangiare.”
“Non puoi raccoglierli. Sul serio, Elida, tu raccoglieresti qualsiasi cosa.”
“Non è vero!”
“Be’, ha davvero un bel colore…”
“Ho detto che non è vero!” Elida si stava arrabbiando.
“Ehi… ragazzi?” Kai si intrufolò nella discussione. “Non pensate che quel colore sia familiare? Avete presente quella cosa che la ricercatrice aveva definito… commestibile?”
Allora se ne accorse anche Hope. Quel mostro che avevano visto vicino al Rainbow Pass aveva un colore molto simile. Hope si ricordò che l’avevano visto non molto lontano dal sentiero principale…
Ad un tratto la terra si alzò davanti a loro, come un muro rosso. Era quel mostro. Il suo corpo rosso e translucido si gonfiò. Una Budindragora, pensò Hope, spaventato. Se la diede a gambe ancor prima di rendersene conto.
“Aaah! Ci sta seguendo!”, urlò Elida, quasi in lacrime. Hope era il più lento dei tre, e non c’era tempo di guardare indietro. Corse e basta, muovendo le gambe più veloce che poteva. Se l’avessero abbandonato, per lui sarebbe stata la fine. Corse fino a che aveva fiato. Non sapeva dire da che parte stessero correndo. Trovarono una roccia dietro la quale nascondersi, e si tuffarono nella sua ombra protettiva. Il suo cuore batteva così forte che gli sembrava potesse uscirgli di bocca.
“Non… non è dietro di noi…” Kai si affacciò da dietro il masso, poi si sedette, sollevato. Hope si sentì le gambe deboli. Non avrebbe potuto fare un altro passo.
I tre erano seduti e respiravano pesantemente. Hope sentì un brivido scorrergli per tutto il corpo. Se il terreno fosse stato scivoloso come sul sentiero principale, o se uno di loro fosse inciampato contro qualcosa, chissà cosa sarebbe potuto succedere. Erano fortunati ad essere riusciti a scappare.

“Ehi, dove… siamo?”
Avevano pensato di camminare verso il sentiero principale. Se avessero sbagliato direzione, avrebbero potuto semplicemente girarsi e percorrere il sentiero al contrario. Ma ora non potevano più farlo.
“Questo posto sembra un po’… diverso.”
Gli alberi tetri dei quali prima erano circondati non c’erano più, e avevano lasciato il posto a nude scogliere che si innalzavano da ogni lato. L’erba ai loro piedi era rada. Era un luogo secco e desolato.
“Da quale parte siamo venuti?”
Erano stati così intenti a rintanarsi dietro il masso che non si erano nemmeno accorti della direzione dalla quale avevano corso. Tutto ciò che potevano vedere ora erano rocce e strapiombi in ogni direzione.
“Be’, il valico dovrebbe essere nella direzione dove si trova l’arcobaleno.”
Ma le pareti di roccia bloccavano la loro visuale. Riuscivano a malapena a vedere il cielo, ma senza alcun arcobaleno.
“Credo sia da questa parte.”
“No, no. È da questa parte.”
Kai e Elida indicarono direzioni completamente opposte. Hope non sapeva dire quale delle due fosse quella giusta. Non avevano la più pallida idea di dove portassero le varie strade.
“Be’… allora continuiamo a camminare.”
“Ma quando ci si perde non si dovrebbe andare da nessuna parte.”
“Forse varrebbe se ci trovassimo da qualche altra parte, ma che facciamo se un altro mostro ci attacca? Non potremmo scappare.”
Lì il sentiero era scosceso e irregolare, perciò non ci sarebbe stato niente da fare se fossero stati attaccati da un mostro veloce.
“Se troviamo un posto dal quale possiamo vedere tutto, dovremmo essere in grado di vedere il lago. A quel punto sapremo come tornare indietro.”
“Giusto. Siamo solo fuoriusciti leggermente dal sentiero. Se riuscissimo a vedere il lago, saremmo a posto.”, concordò Kai. Elida annuì lentamente, ancora non del tutto convinta.
“Ah già, aspettate un minuto.” Hope raccolse una pietra appuntita e incise una ‘X’ sul masso. Andiamo a destra. Se ci sbagliamo possiamo sempre tornare qui e provare andando a sinistra.”
“Wow, Hope. Come sei intelligente!”
“Me l’ha insegnato mio papà. Ha detto che se ti perdi in un posto sconosciuto, devi assicurarti di sapere come ritornare dov’eri.”
“Be’, allora è tuo padre che è intelligente.”, rise Elida. I complimenti rivolti a suo padre fecero sentire Hope più felice di quanto lo sarebbe stato se li avesse ricevuti lui stesso.
“Sbrighiamoci. Probabilmente tra poco partiranno.”
I tre annuirono e partirono insieme. Nonostante fosse mezzogiorno, la luce all’interno dello stretto passaggio tra le pareti di roccia era debole. Camminarono senza fare il minimo rumore. Erano preoccupati che le loro voci potessero giungere alle orecchie dei mostri nelle vicinanze. Senza che se lo dicessero, i tre si presero per mano. Li faceva sentire più forti, in qualche modo, mentre camminavano lungo un sentiero sconosciuto.
Parte della parete rocciosa brillò di blu. Se non si fossero persi, probabilmente si sarebbero fermati a contemplare la bellezza di quella luce pallida. Ma ora persino quella luce sembrava sinistra. L’aria era calda, a un vento tiepido soffiava attraverso le crepe.
Hope non sapeva quanto avessero camminato. La parete di roccia si estendeva inesorabile da entrambi i lati. Poi, distante, videro qualcosa che aveva l’aspetto di una macchina. Si guardarono tra loro, annuendo, e si misero a correre. Pensarono che sarebbero riusciti ad usare quella macchina per spedire dati o per fare una chiamata. Se si fosse trattato di uno di quegli apparecchi che avevano a casa, sarebbero stati in grado di contattare i loro insegnanti. Ma quando si avvicinarono, scoprirono che non si trattava d’altro che di un apparecchio domestico. Non aveva l’aspetto di una cosa che dei bambini fossero in grado di usare.
“Proviamo a premere qualche bottone.”
“Non dovremmo. E se lo rompessimo?…” Ma prima che Hope potesse fermarla, Elida toccò il pannello della macchina. Questa si accese.
“Visto? Possiamo cercare di capire come funziona.”, disse Elida orgogliosa. Non appena pronunciò questa frase, la luce sul pannello se ne andò via di nuovo e la macchina si zittì.
“Eh? Non funziona? Oh bene, vorrà dire che proverò a farla funzionare con il metodo che mi ha insegnato mia mamma…”, Elida fece un pugno con la mano. Hope e Kai le presero le braccia, uno da un lato e uno dall’altro. Entrambi sapevano in cosa consistesse “il metodo della mamma”.
“Assolutamente no! Se lo fai, si rompe!”
“Solo tuo mamma farebbe funzionare le cose colpendole!”
Elida si fece triste e rilassò le mani.
“Allora cosa dovremmo fare?”
“Camminiamo ancora un po’. Se c’è un macchinario qui, allora significa che ci deve essere della gente nelle vicinanze.”

Il sentiero era ancora impervio, irregolare e roccioso, ma la speranza che ci fosse qualcuno nei dintorni diede loro l’energia per proseguire.
“Ehi, cosa pensate che sia questo?”
Erano appena usciti dall’estremità opposta di un tunnel, quando Hope vide una strana cosa fluttuare esattamente di fronte al suo viso. Era una palla brillante, all’incirca delle dimensioni di una testa. Sembrava fatta di acqua e tremolava nell’aria davanti a loro.
“Be’, non è un mostro, non ci sta attaccando.”
“Ti abbiamo detto di non toccare le cose!”, urlarono Hope e Kai. Ma era troppo tardi. Elida toccò la palla luccicante con il palmo della mano. Il vento si fece freddo e il cielo si oscurò. Gocce d’acqua iniziarono a cadere su di loro, e in un attimo si trasformarono in un diluvio. Ora sapevano cos’era quella palla. Era un dispositivo per il controllo della pioggia.
Corsero sotto al tunnel. Era l’unico posto dove potessero scappare dalla pioggia.
“Be’, almeno ora sappiamo in che direzione stiamo andando. Hanno detto che c’era qualcosa che aveva a che fare con la pioggia vicino al Rainbow Pass, giusto? Perciò sappiamo che il valico è proprio dall’altro lato di questa scogliera.”
“È tutto molto bello, ma mi dici cosa facciamo con questa pioggia?”
Hope stava per impedir loro di mettersi a litigare, ma poi si ricordò. Quando erano sul Rainbow Pass, quella cosa della quale aveva parlato la ricercatrice… “Ci sono anche mostri che amano la pioggia”. E quel posto aveva la funzione di studiare quei mostri…

Devo fermare la pioggia, pensò Hope, e corse fuori dal tunnel. Ma non andò più lontano di così. Si fermò, poi indietreggiò di un passo. Esattamente di fronte a lui c’era un mostro giallo e dall’aspetto di una rana. Dietro ad esso ce n’erano altri dello stesso tipo, ma di colori diversi. Avevano artigli acuminati all’estremità delle loro zampe palmate. Guardandoli, Hope si sentì il sangue gelare nelle vene.
Provò a correre, ma inciampò sui suoi stessi piedi, atterrando sulla schiena. Sapeva di dover correre, ma non riusciva ad alzarsi in piedi. Dietro di lui sentì un urlo. C’erano mostri anche vicino a Elida. Era la persona con la voce più alta della sua classe, e il suo urlo era lacerante. Hope pensò, in un angolino della sua mente, che forse l’urlo avrebbe potuto sorprendere i mostri e che questi sarebbero scappati.
Per un attimo i mostri si fermarono. Ma nessun mostro si sarebbe fermato al grido di un bambino. Iniziarono ad avvicinarsi strisciando. Hope poteva vedere i denti appuntiti all’interno delle loro bocche spalancate. Mi mangeranno, pensò.
Hope serrò gli occhi e si chiuse a riccio. Ma non arrivò nessun attacco, né dai denti acuminati né dalle unghie affilate. Tremando, aprì lentamente gli occhi. La pioggia si era fermata. I mostri stavano andandosene via lentamente. Qualcuno aveva usato il dispositivo di controllo della pioggia e l’aveva fermata.
“Il tempo meteorologico su Cocoon è controllato dai fal’Cie…”
Forse era stato il fal’Cie a salvarli. Poi sentì il grido di Elida.
“Guardate! È l’aeronave!”, urlò Kai. Riuscivano a vedere l’aeronave attraverso le crepe nella parete di roccia. Forse li stavano cercando. Era ferma a mezz’aria, sospesa. Il fal’Cie deve aver chiamato l’aeronave, pensò Hope. Kai uscì di corsa dal tunnel roccioso, agitando le mani per aria e urlando.
“Riesci a stare in piedi?” Elida gli prese la mano e lo aiutò a sorreggersi. Si guardò intorno, ma non vide alcun ricercatore né qualcosa che potesse essere un fal’Cie.
“Hope, sbrigati!”
Lui annuì e corse dietro a Kai e Elida, sbracciandosi e urlando verso l’aeronave.

Una volta arrivati sulla nave, vennero portati in stanze separate e furono interrogati riguardo a ciò che era accaduto. Ricevettero una ramanzina dalla loro insegnante, riguardo al fatto che i mostri in cui si erano imbattuti a Sunleth avrebbero potuto ferirli. Non si erano aspettati niente di meno.
Ora che erano di nuovo sulla’aeronave, Kai miracolosamente ebbe indietro la sua macchina fotografica. Un ricercatore l’aveva trovata mentre stava ripulendo il pensiero, e l’aveva riportata all’aeronave. Alla fine non c’era bisogno di andare a cercarla. Avrebbero dovuto aspettare fino alla fine del loro tempo libero.
Non avrei mai dovuto dire che saremmo dovuti andare a cercarla, pensò Hope, pieno di rimorso. Non sapeva a cosa stessero pensando Kai e Elida, ma non sembravano arrabbiati con lui.
“È stato il fal’Cie a fermare la pioggia?”, chiese Elida alla loro insegnante. Doveva aver avuto lo stesso pensiero di Hope. Il fal’Cie era l’unico che poteva aver fermato la pioggia in quel modo.
“Probabilmente era un ricercatore che controllava la pioggia da qualche parte in lontananza, ma più facilmente è stato un fal’Cie che ha preso la decisione di fermare il generatore di pioggia.”
Non era stato il fal’Cie a chiamare l’aeronave. Era stato il pannello che Elida aveva toccato. Un ricercatore aveva notato una strana attività provenire dal macchinario in quell’area, e si era reso conto che qualcuno si era introdotto nella “Valle Piovosa”.
“Hanno detto che è molto difficile atterrare laggiù. Se il pilota non fosse così bravo, probabilmente stareste ancora vagando sperduti in quel canyon. Dovremmo andare a ringraziare il pilota più tardi.”
Finalmente ebbero il permesso di tornare ai loro posti.
“Kai, ehm…” Mi dispiace di averci cacciato nei guai, voleva dire Hope.
“È stato fantastico.” Kai rise, dando una pacca sulla schiena a Hope. Hope annuì e sorrise.
“Kai! Tira fuori la tua fotocamera!” Elida indicò fuori dalla finestra. Era già sera. Tanti punti di luce si stagliavano sotto di loro alla luce del tramonto. Erano le luci della pista di Sunleth Riverside. Kai si affrettò a scattare la foto. Finalmente tutto lo spazio della sua macchina fotografica era esaurito, e lampeggiò la luce che indicava che i dati erano in corso di spedizione. La foto che Kai aveva promesso a Hal, quell’ultima foto, immortalava la visuale notturna di Sunleth.

Capitolo 5

“Per quanto piccola, una promessa non dovrebbe mai essere rotta… uhm…”
Hope rifletteva su quelle parole che gli erano tornate in mente. “Credevo in quelle parole.”, pensò. “Ci ho sempre creduto. Ma perfino mio padre, l’uomo che me le ha insegnate, se ne è dimenticato.”
No, probabilmente suo padre le seguiva ancora alla lettera. Semplicemente, non quando c’erano sono di mezzo Hope o sua madre. “Se si tratta del suo lavoro, correrà sempre, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Si dimenticherà perfino di mangiare, rinchiuso nel suo studio.” Suo padre ora era così: niente era più importante e aveva più precedenza su tutto del lavoro.
Suo padre non ricordava più le promesse fatte alla sua famiglia. Non li ascoltava neanche più. Quand’era l’ultima volta che Hope si era preso il disturbo di avviare una conversazione con lui? Molto tempo prima. “Di cosa volevo parlargli?”, si chiese, “Ho perfino dimenticato di cosa si trattava.” Suo padre aveva detto: “Scusa, ora non posso, possiamo parlarne più tardi.” Ora l’unica cosa che Hope riusciva a ricordare era il modo in cui suo padre l’aveva semplicemente ignorato. Se lo ricordava come se fosse successo il giorno prima. Quando suo padre se ne era andato, finalmente si era reso conto di una cosa. Non importava cosa si aspettasse o in cosa sperasse, non c’era niente che potesse fare.

“È un peccato che sia stato chiuso tutto quanto, ma almeno abbiamo potuto vedere il fal’Cie Kujata.”
Le parole di sua madre lo riportarono al presente. Avevano appena visto il fal’Cie dell’impianto energetico e si stavano dirigendo all’entrata. Non riusciva a far pace coi propri pensieri, ma distolse lo sguardo e finse disinteresse.
“Questa gita mi è sembrata troppo corta.”
“Metà dell’impianto era chiuso. Non ci si poteva fare niente, lo sai.”
L’incidente accaduto a Euride era molto più serio di quanto avevano lasciato intendere le notizie e i servizi. Te ne potevi rendere conto semplicemente andando sul posto.
“Mi chiedo se il fal’Cie di Sunleth fosse come quello.”
“Ah, giusto, sei andato lì durante quell’escursione naturalistica. Non hai incontrato il fal’Cie?”
“No. Ci hanno detto di come controlla il tempo meteorologico, ma l’unica cosa che abbiamo visto sono stati i mostri.”
“Oh sì, ricordo. Sei stato attaccato da quei mostri e ti sei preso una febbre. Ero così preoccupata.”
Forse era perché aveva incontrato dei mostri due volte durante il lasso di tempo trascorso a Sunleth, ma nel corso del viaggio di ritorno Hope si era ammalato di colpo e aveva la febbre. Una volta raggiunta Palumpolum, era stato portato immediatamente al pronto soccorso. Per questo motivo, non era riuscito a ringraziare il pilota dell’aeronave. Tre giorni dopo, Kai e Elida gliene avevano parlato.
“Era super fico. Era un vecchio coi capelli a mo’ di nido di uccello.”
“Ha detto che suo figlio era appena nato.”
“Quando gli ho detto che volevo diventare un pilota, ha detto ‘Buona fortuna!'”
Kai non riusciva a smettere di parlare del pilota di quell’aeronave. Dopo di ciò, aveva sbandierato il suo sogno di diventare un pilota. Hope si era un po’ ingelosito.
Anche Elida aveva un sogno relativo a ciò che avrebbe voluto fare da grande. Diceva di voler diventare una cantante, perciò era entrata in una scuola di sole ragazze che aveva un programma speciale di musica. Era successo un anno prima.
“Quando ero più piccolo volevo diventare come mio padre…”
Ovviamente ora suo padre era l’esempio del tipo di persona che non avrebbe mai voluto diventare. Non importava quale tipo di lavoro avrebbe fatto, lui non avrebbe mai voluto diventare il tipo di persona che ignora quelli che gli sono vicini. Sarebbe stato felice finché non sarebbe diventato il genere di persona che dimentica persino la più piccola promessa.

“…vero?”
“Eh, cosa? Scusa, non stavo ascoltando.”
Decise di smettere di pensare così tanto e di mettersi ad ascoltare. Non ascoltare le persone quando parlano era esattamente ciò che avrebbe fatto suo padre…
“Le persone che sono appena passate di qui stavano dicendo che durante l’incidente un bambino è rimasto seriamente ferito. Hanno detto che è stata una cosa talmente triste che non sono nemmeno riusciti a guardare suo padre, che era con lui.”
“Capisco…”
“Spero che non muoia. Non c’è niente di più triste di un figlio che muore prima di un genitore…”
“Non importa se se ne va prima il genitore o il figlio.”, pensò Hope. “Quando muore un membro della famiglia, è sempre una cosa triste. Per quelli che sono rimasti.”
Ma Hope non lo disse. Per qualche motivo, non ci riuscì.
“Ehm, Hope… sei… arrabbiato con tuo padre?”
“Proprio no.”
“Sai, non è molto bravo in quel genere di cose, ma c’è tanta fiducia nei suoi confronti, e non vuole fare un cattivo lavoro.”
Quando guardò il viso di sua madre, sentì rilassarsi la morsa che aveva nel petto.
“Non sono arrabbiato. Sarà qui per il festival dei fuochi d’artificio, vero? Allora andrà bene. Voglio dire, i fuochi d’artificio solo l’evento principale, dopotutto.”
Il sorriso di sua madre sembrava veramente felice. “Forse dovrei provare a parlare con mio padre la sera del festival.”, pensò Hope. Ovviamente avrebbe detto “Com’è andata?” o qualcosa del genere, ma se avesse potuto vedere sua madre sorridere in quel modo, non gli sarebbe importato di nient’altro…

Un soldato mascherato camminò davanti a loro. Le riparazioni in seguito all’incidente avrebbero dovuto essere già state completate, ma i soldati presso l’impianto appartenevano alle forze di sicurezza. Perché c’erano così tanti soldati PSICOM nei paraggi? Si sentì come se una strana e orribile cosa gli strisciasse lungo le gambe. Quando si avvicinarono all’area di servizio, sua madre aveva dipinta in faccia un’espressione preoccupata. Hope cercò di dare alla sua voce un tono gioioso e noncurante.
“Forza, torniamo a Bodhum. Abbiamo già visto quel fal’Cie.”
Forse anche sua madre voleva scrollarsi di dosso quella strana sensazione che aveva sentito, perché rispose con lo stesso tono allegro.
“Okay, allora andiamo al centro commerciale.”
“Di nuovo?”
Non voleva più pensare ai soldati e al fal’Cie. Voleva solo pensare a divertirsi. “Uhmmm, magari quando ritorno a Palumpolum parlerò con Kai e Elida”, pensò Hope. “Se gli dico che ho visto un sacco di soldati a Euride, sono sicuro che Kai arriverà di corsa. Elida probabilmente vorrà sentire di più riguardo il festival dei fuochi d’artificio, piuttosto che sentir parlare dell’impianto.”
“Saranno passati tre anni dall’ultima volta che siamo stati insieme.”, pensò Hope, immaginandosi i suoi amici.
Le sue vacanze scolastiche erano appena cominciate.