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Final Fantasy XIII / Episode i / Parte II

Nel momento in cui la poté riabbracciare, la mente di Snow si fece sgombra. Era come se i suoi ricordi fossero stati cancellati. Nessun passato, nessun futuro. Solo la sensazione di avere di nuovo Serah. Non c’era spazio per nient’altro. “Non ho una mente complessa”, pensò Snow. “Non riesco a pensare ad altro che a questo”.
“Mi dispiace”, disse Snow, sussurrandolo a Vanille e Fang, assopite nella loro torre di cristallo. Aveva visto Serah guardare in direzione di Cocoon e ciò lo aveva riportato alla realtà. I suoi ricordi cominciarono a rifarsi vividi. C’erano ancora due persone che non aveva salvato. Non poteva dimenticarsene.
Mentre era un cristallo, aveva sognato un futuro in cui tutti loro stavano ridendo insieme. Sapeva, anzi, era certo, che Vanille e Fang sarebbero state lì con loro. Questo significava che non era ancora finita; non poteva finire così.
“È stata distrutta, vero?”. La sua voce riportò Snow al presente. “Sono salva… sono di nuovo umana e in grado di vedere sia te che Lightning. Ma…”. Serah guardò verso Cocoon. “So di dover fare qualcosa. Non è giusto che solo io debba essere salvata e solo io possa essere felice. Ma… non so cosa fare”.
Serah, naturalmente, aveva ragione. Tutti avevano perso la propria casa. I principi alla base della loro vita non erano più validi. Un’infinità di persone avevano bisogno di essere salvate. Il pensiero di quanti sforzi ci sarebbero voluti per farlo bastò a fargli girare la testa. L’unica cosa che Snow fu in grado di fare, fu smettere di pensarci. Dopotutto il suo cervello non era in grado di pensare a cose del genere.
“Se è stata distrutta, ci basterà crearne un’altra”. Una risposta semplice, proveniente da un uomo semplice.
“Una nuova Cocoon?”. Serah sgranò gli occhi.
“No, no. Una cosa diversa da Cocoon. La costruiremo qui. Possiamo creare una nuova città su Gran Pulse. Insieme”. Snow aveva semplicemente cercato di dire qualcosa, una cosa qualunque, ma una volta che quelle parole gli uscirono di bocca, non gli sembrò una brutta idea. In effetti, pensò, non esiste un piano migliore di questo. “Possiamo costruirci delle case e coltivare del cibo. Possiamo farcela. L’abbiamo già fatto a Bodhum, ricordi? Avevamo creato un orto e andavamo a caccia di mostri”.
“Crearne un’altra? È proprio da te”, disse Lightning, guardando in direzione di Cocoon. “Sai, hai ragione. Dobbiamo solo crearne una nuova”.
“Esatto! Da questo giorno in avanti, questa sarà la nostra nuova casa!”. Serah trattenne una risata.
“Ah, sì… Su Gran Pulse, tutti sono di famiglia”.
Lightning lanciò un’occhiata a Snow. Sembrava voler dire: “Ti ricordi?”. Snow annuì, pensando “Certo che mi ricordo. Ciò che Vanille diceva sempre”.
“Allora questa è la nostra casa. Lo è sempre stata”. Lightning si voltò verso la torre e sorrise.
“Perché è la loro casa”.
Avevano passato giorni a vagare per Gran Pulse, aggrappandosi alla loro flebile speranza mentre viaggiavano verso Orba. Erano amici che combattevano insieme, erano una famiglia. Era stato allora che quel luogo era diventato una casa per loro. Non era l’inferno, non era la terra dei loro nemici. Non era nient’altro che la loro casa.
Sentirono un respiro alle loro spalle. Si trattava di Hope. In lontananza, si scorgeva un gruppo di soldati vestiti di blu.
“Ehi, quelli sono… la Cavalleria”, sussurrò Hope, prima di correre via. Ovviamente, non sapeva ancora se suo padre era al sicuro. L’ultima volta che avevano sentito parlare di lui, era stato salvato dalla Cavalleria. Forse avevano qualche novità riguardo a lui.
“Seguiamolo”, disse Lightning, correndogli dietro.
“Quando un amico chiama…”, disse Sazh, sollevando Dajh.
“In che senso chiama, papi?”
“Nel senso che ha bisogno di aiuto. Ne ho avuto parecchio bisogno anch’io, negli ultimi tempi”.
Il cucciolo di chocobo, che era sulla spalla di Dajh, iniziò a girare attorno a Snow e fece un verso come per dire “Non vieni con noi?”.
Nel suo cuore, Snow mandò le sue scuse a Vanille e Fang. “Vi salveremo al più presto. Il sogno che ho fatto non è stato un miraggio. Farò in modo che si avveri.
“Dovremmo andare anche noi”.
“Certo che dobbiamo!”, annuì Serah. Sembrava diversa ora, non più triste come quando aveva rivolto lo sguardo verso Cocoon. Snow le mise il braccio attorno al collo e la strinse a sé ancora una volta.