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Final Fantasy XIII / Episode i / Parte V

Sentì come se fosse passato molto tempo dall’ultima volta che aveva visto un bambino così: sorridente e felice. Strano. Dopo essersi svegliata su Cocoon, doveva averne visti un sacco al centro commerciale di Bodhum e a Euride.
Fang pensò che forse era perché lei stessa era cambiata.
Forse non era cambiata, ma era tornata ad essere come era una volta. Ad essere la persona che era ad Oerba, quella che contemplava i bambini mentre giocavano e ridevano.
Tutti i bambini facevano la stessa faccia quando sorridevano. Sia su Cocoon che a Oerba. Era una cosa così strana…
“Beh, è ovvio”, disse Vanille ridendo. “I bambini sono sempre bambini, sia che si trovino su Cocoon sia che si trovino a Oerba. Non importa di dove siano”.
“Sì, hai ragione”, rispose Fang, tornando ad osservare il sorriso di Dajh. Pensò che non si sarebbe mai stancata di vedere quel sorriso. Era nuovamente umano, non un l’Cie nelle mani del Sanctum. Quando aveva visto che lo Stigma dei l’Cie era sparito dal dorso della sua mano, si era sentita immensamente sollevata.
“Non siete voi la causa di quello che è successo a Dajh. Quel giorno, nella gola di Euride, fui io a perderlo di vista. La colpa è mia. Vedila in questo modo”.
Quando Sazh aveva detto queste cose, lei non aveva detto nulla, ma quelle parole l’avevano salvata. Il peso che portava sulle spalle si era alleggerito, giusto un po’.
Ma sentiva ancora che era tutta colpa sua. Avevano coinvolto un bambino innocente. Questo era imperdonabile, nonostante il bambino fosse di Cocoon. Una voce nella sua testa non riusciva a smettere di ricordarglielo.
Aveva pensato che l’unico modo per poter perdonare se stessa non era che Sazh la perdonasse, ma che lo facesse Dajh. Questo era ciò che pensava. Ma non era così. Non furono le parole di Dajh, ma il suo sorriso ciò che le permise di perdonare a se stessa i propri crimini.
Fang volse lo sguardo verso l’altra persona dalla quale voleva farsi perdonare. Serah.
“Sarà Serah a decidere se perdonarti o meno”, le aveva detto Lightning quando si stavano nascondendo a Palumpolum.
“Pensi che… ci perdonerà?”, si chiese Fang.
“Non preoccuparti”, sussurrò Vanille. “Serah è forte ed è una persona molto buona. Lo farà”.
“Beh, allora… suppongo che il nostro lavoro sia terminato. Abbiamo portato a termine questa stupida missione, abbiamo distrutto Cocoon. Adesso tutti i l’Cie sono tornati alla normalità”.
Invece no, non era affatto finita. Dovevano ancora sostenere Cocoon. Fang, tuttavia, non la considerava una cosa impegnativa. Avrebbero semplicemente dormito un sonno profondo e sprecato molto, molto tempo. Non le importava granché. Vanille era al suo fianco. Non dovevano più preoccuparsi di quando si sarebbero trasformate in Cie’th. Potevano dedicarsi a nient’altro che a passare questo tempo insieme, per sempre.
Ad un tratto, sentirono che qualcuno stava sorridendo pensando a loro.
“Chi?”, esclamò Vanille, mentre Fang si girava. Quella senzazione era familiare. L’avevano provata molto tempo prima, eppure era rimasta viva da qualche parte, nei loro ricordi più reconditi.
Vanille mormorò il nome della dea. Ovviamente, Vanille conservava ancora tutti i suoi ricordi, quindi sapeva di chi era quel sorriso. “Sì, ma certo. Ora è tutto chiaro. Ecco come è avvenuto il miracolo”. Sentiva come se un forte nodo si stesse disfacendo. I suoi ricordi non erano tornati del tutto, ma era come se la nebbia attorno ad essi si fosse dissipata.
Fang osservò tutti i suoi amici, uno a uno. Sazh sarebbe stato occupato a crescere Dajh. Hope non era ancora adulto. Ma Snow e Lightning… loro sarebbero stati un problema.
“Che non vi venga nemmeno in mente di salvarci, di riportarci indietro. Pensate solo a voi stessi a partire da adesso, altrimenti…”
Vanille si mise a ridere.
“Beh, ormai li conosci…”. Fang sospirò e si lasciò scappare una risata amara.