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Final Fantasy XIII / Episode Zero / Parte II: Stranger

Capitolo 1

Vanille aveva avuto un sonno molto leggero. Aveva sognato molto e pianto molte volte. Ma i ricordi di ciò che aveva sognato erano confusi e non riusciva a ricordare alcun sogno. Era stato un sonno così. “Vanille”, sentì (o pensò di sentire), e aprì gli occhi.
“Fang?”
Si era solo immaginata di sentirsi chiamare? O era stato un sogno? Fang, che aveva dormito accanto a lei, non era più lì.
“Fang… dove sei?” Vanille si alzò e si guardò attorno. Si sentì tremendamente indifesa. Ogni giorno quella sensazione peggiorava.
Vanille uscì in corridoio e chiamò Fang per nome. Non c’era bisogno di alzare la voce, la sala era ampia e perfino il più piccolo suono echeggiava rumorosamente. Infatti in quel momento sentì la voce di Fang provenire dal piano di sotto. Vanille corse giù per le scale e saltò sull’ascensore. Ora sapeva dove si trovava Fang e poteva andare dritta dritta da lei.
Sentì il vento sulle guance. La fredda aria mattutina soffiava dall’entrata, e poté vedere che fuori era ancora scuro.
“Che c’è?” Fang parlò prima che lei potesse dire una parola.
“Niente.”, disse Vanille. Desiderava poter chiedere lo stesso a Fang, chiederle cosa stesse facendo. Ma non lo fece. Vanille rimase in piedi e in silenzio, accanto a lei. Da lì si potevano vedere l’oceano e il cielo. Ma non l’orizzonte.
“Che strano cielo.”, disse Fang, alzando lo sguardo. Era ancora scuro. Aveva fatto la stessa cosa il giorno in cui erano state svegliate. Erano uscite e Fang aveva rivolto lo sguardo al cielo.
“Quando lo guardo, non riesco a respirare. Voglio dire, cos’è quella cosa? Perché vedo una città sopra la mia testa?”
Cocoon era un mondo della forma di una palla. Dentro quella palla c’erano città, c’erano oceani, c’erano foreste… e lo spazio intrappolato tra di esse era il “cielo”. Era un cielo diverso da quello che loro conoscevano.
“Non si tratta solo del cielo, perfino l’oceano è strano. Non aveva affatto l’odore di sale.”
“Ce l’aveva, quando ti sei avvicinata abbastanza.”
“Anche questo è strano. Qui pensavo di poterla bere, ma poi… acqua salata. Mi ha ingannata.”
“All’inizio avevamo pensato che fosse un lago.”
“Qui ogni minima cosa è strana. Non ci capisco niente.” Fang sospirò.
“È come un sogno. Uno di quelli che non riesci a comprendere.”
“Già… Sono stupita che questa gente riesca a vivere in un posto come questo.”
“Vorrei che fosse un sogno…” Sì, se solo fosse stato un sogno… Il giorno prima, e il giorno prima ancora, e il giorno in cui si erano svegliate… “Se fosse stato solo un sogno…”, pensò Vanille. “Vorrei che ci fossimo svegliate solo oggi…”. Se solo la realtà fosse iniziata da quel momento; probabilmente era stupido pensarlo, probabilmente era troppo ingenua. Ma forse, chissà, se fosse successo, le cose sarebbero andate diversamente.
“Sarebbero andate esattamente allo stesso modo. Abbiamo completato la nostra missione e siamo ritornate a Gran Pulse. Cos’altro c’è laggiù per noi?”
“Sì… hai ragione.” Vanille sorrise e annuì. Tuttavia, non riusciva a smettere di pensare che forse, chissà, se non fossero state svegliate ogni cosa sarebbe stata diversa; forse, se le cose fossero state minimamente diverse, non ci sarebbe stato così tanto dolore.
“Ehi, non preoccuparti. Nessuna missione può essere completata in soli tre giorni.”
Probabilmente Fang aveva pensato che lei fosse triste perché erano al quarto giorno dal loro risveglio, e non si erano minimamente avvicinate al completamento della loro missione. Quando Vanille aveva ripensato ai tre giorni trascorsi dal loro risveglio, si era sentita male e le erano venute le vertigini. Era in quel momento che aveva pensato che non si sarebbero mai dovute svegliare. Se avessero continuato a dormire, allora nulla sarebbe successo, nessun altro sarebbe stato coinvolto.
Vanille alzò la mano in direzione del cielo, che si stava rischiarando. Il giorno in cui si erano svegliate, lei era rimasta in piedi accanto a Fang, con lo sguardo rivolto al cielo. Al di là della sua mano protesa, poteva vedere una città. Un cielo dallo strano colore… Era il colore dell’inizio.