«Final Fantasy VII Remake è stato realizzato in modo tale da spingere i nuovi giocatori ad andare avanti per il gusto della scoperta, mentre i fan di vecchia data avranno sicuramente voglia di conoscere lo sviluppo degli eventi». Questa frase, pronunciata da Tetsuya Nomura durante uno dei video promozionali della serie “Inside Final Fantasy VII Remake”, assume un significato ben più importante di quanto ci si sarebbe potuti aspettare dopo aver portato a conclusione il gioco. Nel caso in cui non fosse già abbastanza chiaro dal titolo, in questo articolo di approfondimento andremo ad analizzarne il finale e cercheremo di capire cosa questo possa comportare per il futuro del progetto “Remake”. Pertanto, se volete evitare qualsiasi tipo di spoiler, vi consigliamo di tornare qui una volta che avrete portato a termine l’avventura di Cloud e soci. Se invece siete già arrivati ai titoli di coda e volete fare un po’ di chiarezza su quanto avete appena visto, siete nel posto giusto.

SPOILER

Com’è possibile capire già dalle prime battute del gioco, Final Fantasy VII Remake non è un semplice rifacimento dell’originale, dal momento che presenta numerose aggiunte e cambiamenti pensati per adeguare il titolo agli standard dei videogiochi moderni. Questi cambiamenti non vanno ad alterare particolarmente la storia originale, quanto semmai ad ampliarla. Fa eccezione però quella che rappresenta la novità principale della trama, ossia il mistero relativo all’identità e allo scopo di alcune strane figure incappucciate simili a fantasmi, che compaiono per la prima volta nel secondo capitolo, durante il primo incontro tra Cloud e Aerith. Durante l’avventura vedremo queste entità intervenire in vari modi, salvando, bloccando o addirittura attaccando i personaggi, e a volte dovremo anche affrontarle in combattimento. Scopriremo che vengono chiamate “Numen” (in inglese, invece, “Whispers”) e che sono delle sorta di guardiani del destino. Tuttavia, capiremo appieno il loro ruolo solo dopo che Red XIII ce lo spiegherà nel quartier generale della Shinra: a quanto pare, queste figure sono attratte da individui che cercano, consciamente o meno, di alterare il fato, e il loro compito è quello di assicurarsi che non ci riescano. Il destino, in questo gioco, viene descritto come un qualcosa di fisso, e questa sua staticità è data dal volere del pianeta stesso: non è un caso che nella versione spagnola del gioco i Numen vengano descritti come “echi del pianeta”. Queste entità, quindi, non fanno altro che garantire che gli eventi procedano come il pianeta desidera: salvano Aerith da una brutta caduta durante la fuga dalla chiesa, circondano Wedge nei bassifondi impedendogli di scappare o di ripararsi dal crollo della piattaforma dopo che è riuscito a salvarsi dalla caduta dal generatore centrale, agiscono quando qualcuno cerca di rivelare a Cloud qualcosa sulle sue origini o quando Cloud cerca di intercettare Sephiroth in cima all’edificio della Shinra e, ancora, impediscono all’iconico pick-up color menta con a bordo Tifa, Aerith, Barret e Red XIII di finire distrutto insieme a loro durante la fuga finale in autostrada.

Il loro ruolo viene enfatizzato ancor di più la prima volta che la trama tenta di andare in una direzione completamente diversa rispetto al canone, ovvero quando il gruppo incontra Sephiroth, il quale uccide il Presidente Shinra davanti a loro. Fino a qui le cose non si discostano molto dalla versione originale, dato che l’assassinio del presidente per mano di Sephiroth avveniva comunque, anche se off-screen. Poco dopo, però, succede qualcosa di inaspettato: Sephiroth infilza anche Barret e questo cade al suolo morente, per essere raggiunto quasi immediatamente da un Numen. Il resto del gruppo si trova costretto a combattere contro Jenova Pulse (“Jenova Dreamweaver” in inglese), un esperimento top secret della Shinra capace di causare allucinazioni, che a quanto pare aveva assunto le sembianze del Sephiroth visto fino a quel punto. Dopo aver sconfitto l’illusione, il gruppo si precipita immediatamente da Barret per scoprire che è vivo e vegeto. Cloud e compagni non hanno avuto nemmeno il tempo di rendersi conto della sua morte, quindi viene da chiedersi quale sia il significato dell’intera scena. Il senso è dato dal fatto che i fan sanno bene che Barret non muore nel gioco originale, e questo evento che si discosta così tanto dal canone è perfetto per mettere in luce nel modo più lampante possibile il fatto che i Numen sono presenti per fermare qualsiasi cosa possa incidere con il corso degli eventi voluto dal pianeta; corso che evidentemente coincide con la cronologia degli eventi del gioco originale e dei relativi spin-off. Casomai ciò non fosse ancora chiaro al giocatore, durante la stessa sequenza Red XIII afferma: «Questa morte non è quella voluta dal tuo destino».

Poco dopo, le cose si fanno ancora più movimentate: il gruppo, come nell’originale, cerca di scappare dalla città tramite un’autostrada, ma allo stesso tempo un’infinità di Numen si dirigono in massa sia verso i confini della città sia verso l’edificio Shinra, proteggendo la struttura e impedendo a chiunque di entrare o uscire. La storia poi devia ancora una volta rispetto a quella del gioco originale, con Sephiroth che spezza l’ordine naturale delle cose e il volere del pianeta. Il pianeta e tutte le voci che compongono il Lifestream piangono e urlano dal dolore. Tutt’a un tratto si passa ad una scena completamente diversa: è giorno – mentre la scena precedente era ambientata di notte – quindi possiamo immaginare che ciò che stiamo vedendo non stia accadendo in simultanea, e vediamo Zack Fair, personaggio cardine del gioco originale il cui ruolo veniva rivelato solo nelle fasi più avanzate. Zack sta guardando Midgar da lontano, e la città è accerchiata dai Numen anche in questa scena, anche se lui sembra non vederli. Subito dopo capiamo che la scena a cui stiamo assistendo è ambientata durante il finale di Final Fantasy VII: Crisis Core, più precisamente nel giorno in cui Zack muore affrontando un esercito di soldati Shinra. Diversi Numen volano attorno alle guardie, ma pare che nessuno riesca a vederli, Zack incluso.

Torniamo quindi alle vicende di Cloud & co., e vediamo Sephiroth tagliare la barriera formata dai Numen ai confini di Midgar, per poi scomparire. Sephiroth è ora fuori dai limiti del destino che il pianeta ha in mente per tutti loro. Aerith non intende rimanere a guardare e decide anch’essa di sfidare i Numen insieme ai suoi compagni, creando una nuova spaccatura del destino rappresentata da una luce dorata. Da lì in avanti, afferma la protagonista, si va verso un punto di non ritorno: siamo all’incrocio del destino. In questa scena Square Enix usa palesemente Aerith, il cuore dell’intera storia di Final Fantasy VII, per comunicarci nel modo più diretto possibile che da questo momento in poi il remake prenderà una strada diversa da quella vista nel gioco originale. Cosa c’è dall’altra parte? «Libertà» afferma la protagonista, alludendo probabilmente a quella che gli autori vorrebbero prendersi rispetto alle “costrizioni” narrative del passato. Gli stessi autori ci fanno sapere, sempre tramite le sue parole, che se i personaggi percorreranno questa strada cambieranno non solo il destino, ma anche loro stessi: una vera e propria dichiarazione d’intenti riguardo a ciò che ci sarà a venire. Una volta superata la barriera dorata creata da Aerith, Cloud e soci si trovano a dover affrontare un enorme Numen chiamato Numen Praeco, aiutato da alcuni Numen più piccoli che combattono per lui, chiamati Numen Rubrum, Flavum e Viridium. Tramite l’utilizzo della materia analitica scopriamo che queste manifestazioni proteggono il futuro che ha dato loro forma e sono ciascuna «un’entità da una linea temporale futura che si è manifestata ai giorni nostri». Per combattere usano una spada, i pugni e delle armi da fuoco, e unendo questo particolare alla loro descrizione si può ipotizzare che si tratti di manifestazioni di Cloud, Tifa e Barret provenienti dal futuro.
EDIT (28.04.2020): la guida “Final Fantasy VII Remake Ultimania” riporta informazioni che smentiscono questa ipotesi. Rivela infatti che i tre Numen hanno lo stesso stile di combattimento di Kadaj, Loz e Yazoo, personaggi di Final Fantasy VII: Advent Children. In particolare, Numen Flavum ha un attacco chiamato “Velvet Nightmare”, che è il nome dell’arma di Yazoo.

Mentre i nostri eroi combattono contro queste entità, Midgar viene fatta sempre più a pezzi, e vengono mostrati sia a noi che ai personaggi – sotto forma di visioni – dei brevissimi flash-forward di cose che sappiamo succederanno (o forse è il caso di dire sarebbero successe) più avanti nella timeline originale, tra cui alcune parti tratte da Advent Children. Nello specifico ci vengono mostrate scene come quella nella capitale dimenticata e il rifacimento della scena post-credits del gioco originale presente all’inizio del film, in cui un vecchissimo Red XIII corre fino a fermarsi in un punto dal quale può vedere una Midgar distrutta e abbandonata, il cui territorio è stato riconquistato dalla natura. Subito dopo che il gruppo ha avuto queste brevissimi visioni del futuro, lo stesso Red XIII afferma che ciò che hanno visto è un assaggio di ciò che accadrà se i Numen riusciranno a fermarli. I giocatori dell’originale sanno bene che la scena con Red XIII è ambientata centinaia di anni dopo gli eventi della trama principale, rappresentando di fatto il vero finale di Final Fantasy VII, e questo stesso futuro è quello che i personaggi stanno ora cercando attivamente di evitare. Durante la battaglia continuiamo a vedere dei brevi flash-forward di scene tratte della storia originale, come quella in cui Meteor sta per schiantarsi sul pianeta. Ciò che in altre circostanze sarebbe stato interpretabile come un piccolo assaggio dei prossimi capitoli del remake, assume ora tutto un altro significato, e mano a mano che si va avanti nelle battaglie contro questi Numen e le visioni si fanno sempre più insistenti, viene implicato sempre più chiaramente che nel loro tentativo di sconfiggerli i protagonisti stanno facendo di tutto per cambiare il destino che il pianeta ha in serbo per loro. A ricalcare la cosa ci sono Tifa e Aerith che durante la battaglia pronunciano frasi come «Questo non può essere il nostro futuro» e «Il futuro è sempre una pagina bianca».

I Numen sono stati sconfitti, o almeno così sembra, ma Sephiroth è ancora una minaccia: assorbe i Numen nella sua Masamune e tenta di scaraventare degli edifici distrutti contro il gruppo, in una scena chiaramente ispirata ad Advent Children. Dopodiché, Cloud e soci si ritrovano ad affrontarlo, e lui stranamente sembra avere potere sui Numen, riuscendo addirittura a farli combattere per lui. Con tutta probabilità infatti non si tratta ancora del vero Sephiroth, ma bensì di un’illusione creata dai Numen per tentare un’ultima volta di fermare il gruppo, mettendolo già davanti a quello che sarà il suo ostacolo più grande nella timeline che vogliono preservare. Questo lo si può dedurre sia dal fatto che la boss fight in questione è abbastanza “scialba” rispetto a quelle viste in precedenza durante il gioco, sia da alcuni particolari, come ad esempio la sua ala che compare solo in Advent Children, e che qui appare chiaramente composta da Numen. Tutto ciò chiaramente non succedeva in nessun punto del gioco originale. Cloud colpisce l’illusione e subito dopo si ritrova trasportato ai margini della creazione. Davanti a lui c’è stavolta quello che parrebbe essere il vero Sephiroth, che lo esorta a collaborare con lui per cambiare il destino, chiedendogli di prestargli la sua forza. Cloud ovviamente si rifiuta e il loro scontro successivo ricorda molto quello che hanno alla fine del gioco originale. Il remake in pochi secondi ha praticamente saltato tutto ciò che avveniva dopo la fuga da Midgar per arrivare subito allo scontro finale. Dopo qualche colpo di spada Sephiroth disarma Cloud, dicendogli semplicemente che «non è ancora il momento»: questo particolare probabilmente è stato inserito proprio per rendere più palese il contrasto tra la potenza del vero Sephiroth e quella della versione illusoria combattuta poco prima. Dopo questo susseguirsi di eventi leggermente confusionario, ritorniamo alla scena precedente di Zack, che in qualche modo è riuscito a sopravvivere all’attacco dei soldati Shinra. I Numen attorno a Midgar scompaiono in una nuvola di luce dorata, che probabilmente rappresenta la diretta influenza degli eroi. Vediamo poi uno Zack alquanto confuso, che osserva queste scintille di luce che piovono dal cielo, vivo oltre un punto in cui canonicamente dovrebbe essere passato a miglior vita. Subito dopo possiamo vedere delle persone all’opera per ricostruire i bassifondi, altra cosa che non succedeva nell’originale, mentre Marle osserva le stesse scintille di luce insieme ad alcuni abitanti. Nella scena seguente siamo in una stanza al secondo piano della Casa verde (la scuola poco distante dalla casa di Aerith) e ci viene mostrato un letto nel quale riposa Biggs, ferito ma ancora in vita, con a fianco un mobile sopra al quale possiamo scorgere di sfuggita i guanti di Jessie: un’altra deviazione dal destino che aveva in serbo il pianeta. Vediamo poi Marlene “percepire” la presenza di suo padre, e notiamo che Midgar è ancora completamente intatta nonostante le scene a cui abbiamo appena assistito durante le battaglie finali. Tutto ciò che abbiamo visto durante il lungo scontro finale era quindi palesemente un’illusione dei Numen.

Nella cutscene finale del gioco, c’è un momento in cui vediamo Zack ancora abbastanza sconvolto dal fatto di essere riuscito a sconfiggere tutti i soldati Shinra “da solo”. Sempre in questo momento un sacchetto di patatine sul quale è stampata l’immagine di Stamp, la mascotte canina della Shinra, viene mostrato in maniera molto evidente e volontaria. Stamp appare fin dalle prime battute di gioco: scopriamo nei primi capitoli che l’Avalanche usa dei graffiti raffiguranti la mascotte per comunicare messaggi in codice in bella vista senza che la Shinra possa nutrire alcun tipo di sospetto. Questi graffiti, così come i sacchetti di patatine che è possibile rinvenire nella casa dei genitori di Jessie e al Settimo cielo, mostrano però un tenero beagle bianco, nero e rossiccio, una razza di cane completamente diversa da quella mostrata sul sacchetto che appare nella cutscene di Zack. Questo particolare vuole con tutta probabilità farci capire che la scena in questione è ambientata in una timeline completamente diversa rispetto a quella che abbiamo vissuto durante la nostra avventura. Resta ancora da capire se il gruppo, dopo essersi scontrato con i Numen e Sephiroth, sia riuscito a entrare in questa nuova timeline, o se invece tutto il finale voglia semplicemente alludere all’esistenza di diverse linee temporali coesistenti, concetto che nel caso verrebbe approfondito nei prossimi capitoli del progetto. Il gioco si conclude con la seguente frase che appare sullo schermo: «The Unknown Journey Will Continue» (La storia sconosciuta continuerà). Il messaggio è abbastanza chiaro: la trama d’ora in avanti potrà prendere una piega anche completamente diversa da quella dell’originale Final Fantasy VII. Col senno di poi, capiamo che forse non è un caso che questo primo capitolo del Remake non sia stato chiamato “Final Fantasy VII Remake – Vol. 1” o qualcosa del genere. Anche il prossimo gioco con tutta probabilità non conterrà alcuna numerazione nel suo titolo, bensì un nome tutto suo, magari proprio “Final Fantasy VII: The Unknown Journey”.

Con questo finale Square Enix vuole dirci chiaramente che il prossimo capitolo non sarà un altro remake, bensì un nuovo gioco, un vero e proprio seguito “what if” dell’originale, e non ci sarebbe da sorprendersi se, tra le altre cose, Aerith riuscisse a sopravvivere in questa nuova versione della storia. Se c’è un membro del gruppo particolarmente terrorizzato dai Numen questo è proprio lei, che afferma che ogni volta che viene toccata da questi esseri si sente come se stesse perdendo parti di se stessa. Forse proprio perché il suo destino, secondo il pianeta e di conseguenza i Numen, è quello di una morte tanto certa quanto vicina. Da notare anche come Cloud per varie volte durante l’avventura abbia delle visioni riguardanti il triste destino che attende Aerith, fino al punto da versare istintivamente e con sua stessa sorpresa una lacrima per la nuova amica: questo rende più che probabile la possibilità che sia lui che il gruppo, usando queste visioni come avvertimento, cerchino d’ora in avanti di evitarle questo destino a tutti i costi.

Ancora non ci è dato sapere cosa succederà da qui in avanti, ma una cosa è certa: una volta arrivati al finale, Final Fantasy VII Remake cessa di essere “soltanto” un remake. Alcuni lo definiscono un reboot perché si serve del titolo originale come punto di partenza per creare qualcosa di nuovo. Altri invece hanno ipotizzato addirittura che possa trattarsi di un sequel diretto di Advent Children: secondo queste persone, il Sephiroth presente nel gioco verrebbe infatti dal futuro e starebbe tentando di riscrivere il passato per poter finalmente avere la meglio. Per ora noi preferiamo non sbilanciarci, ma vi invitiamo a sbizzarrivi nei commenti con i vostri pareri e le vostre teorie sul finale di questo primo capitolo e sul futuro del progetto.