«Ogni volta che realizzavamo un Final Fantasy, tutte le nostre idee si riversavano in esso. Perciò, quando si trattava di passare al capitolo successivo, era come fare tabula rasa e ricominciare da zero. Non era facile decidere quale sarebbe stato il passo successivo. “Faremo una storia ancora più entusiasmante” è un concetto troppo astratto. Perciò, prendevamo in esame le meccaniche di gioco e pensavamo a sviluppare prima quell’aspetto. Dal momento che con Final Fantasy IV avevamo sviluppato fortemente la caratterizzazione dei personaggi, con il quinto capitolo decidemmo invece di concentrarci sulle meccaniche.
Personaggi e sistemi di gioco sono come il giorno e la notte, come acqua e olio: spesso non si amalgamano bene tra loro. In Final Fantasy IV, per esempio, la storia di Cecil si riflette nelle meccaniche di gioco: attraverso una sua battaglia interiore, passa dall’essere un cavaliere delle tenebre al diventare un paladino. Con Final Fantasy V, invece, scegliendo di dare al giocatore maggiore flessibilità, permettendogli di scegliere le classi a suo piacimento, divenne molto più difficile raccontare una storia profondamente personale».
~ Hironobu Sakaguchi

[EDGE Magazine, #314, gennaio 2018]