«È interessante il modo in cui venne scritta la storia di Final Fantasy VII. Io, Tetsuya Nomura e Kazushige Nojima ci dividemmo le responsabilità. Ognuno di noi si prendeva una settimana di tempo per esaminare la sceneggiatura. In sostanza io scrivevo una parte di trama e poi, dopo una settimana, la passavo ad uno dei miei due colleghi. Questo apportava le proprie modifiche, aggiungeva delle scene e aggiustava le cose secondo i propri gusti e le proprie idee. In questo modo, a turno, costruimmo insieme la storia.
Volevamo che cambiasse il modo in cui il giocatore era solito immedesimesi nel protagonista del gioco. Fino ad allora in Final Fantasy vi era stata un’equivalenza del tipo uno ad uno tra giocatore e personaggio. Anche i giochi della serie Dragon Quest erano sempre stati così: il giocatore e il protagonista erano esattamente la stessa persona. Volevamo discostarci da ciò e portare alla luce un aspetto di Cloud che il giocatore avrebbe potuto scoprire solo in un secondo momento: tu pensavi di essere lui, ma ad un certo punto si apriva il sipario e i giocatori riuscivano a vedere che lui era un’altra persona. Questo fu un modo di giocare con il complesso dei principi della progettazione di un RPG, nonché di farli a pezzi. Non penso che prima di allora fosse mai stato fatto qualcosa del genere».
~ Yoshinori Kitase

[EDGE Magazine, #314, gennaio 2018]