«Ad occuparsi di Final Fantasy VI fu un team molto più grande [rispetto a quello dei precedenti FF, ndr]. Sakaguchi era ancora coinvolto nella creazione degli eventi, ma le sue responsabilità direttoriali occupavano una parte molto maggiore del suo tempo. Lasciò gran parte dei lavori preparatori a me e al resto del team. Io ero ancora la persona che si occupava della pianificazione della sceneggiatura, vale a dire che il mio lavoro consisteva nello scrivere e nel dirigere le cutscene. Per mantenere le cose interessanti e dare un senso di novità, provai ad aggiungere una sorta di 3D in queste scene. Per esempio, c’è la scena in cui Daryl precipita verso la sua morte. Volevo che i giocatori percepissero una sensazione di profondità, di lei che cadeva all’interno dello schermo.
C’è una cosa di cui mi pento e che riguarda questo gioco. Una delle sue scene più famose ha luogo al teatro dell’opera. In passato c’erano molti film gialli ambientati all’interno di teatri. Era il tipo di ambientazione che volevo, paurosa e al tempo stesso sfarzosa. Ciononostante, non ero mai stato al teatro dell’opera prima di allora. Dovetti creare la scena usando unicamente l’immaginazione, pensando a come potesse essere un teatro dell’opera. Sakaguchi mi suggerì di andare a teatro prima di realizzare quella scena, ma non ci andai. Vorrei averlo fatto, in modo da averne capito meglio l’atmosfera prima di sedermi e mettermi a ricrearla.
Mi basai sull’aspetto dell’auditorium della Royal Albert Hall di Londra. Durante la promozione di Final Fantasy XIII ebbi l’opportunità di visitare la Albert Hall per la prima volta. Ricordo che mi guardai attorno e pensai: “Cavolo, sarei dovuto venire qui prima di realizzare quella scena”».
~ Yoshinori Kitase

[EDGE Magazine, #314, gennaio 2018]