«C’erano così tanti progetti in ballo all’epoca. Mi pare che, ad un certo punto, Final Fantasy IX, X, XI, XII e il film di Final Fantasy fossero in sviluppo nello stesso momento. Era un periodo davvero frenetico. Fu allora che iniziai a sentire le voci di un possibile abbandono di Square da parte di Sakaguchi.
Quando sentii quelle voci, chiamai Sakaguchi per chiedergli se fosse vero che stava per andarsene. Ricordo ancora quando sentii le parole uscirgli dalla bocca. Fu terrificante. L’azienda si era ampliata così tanto in così poco tempo e io ero fortemente spaventato all’idea che avremmo perso la persona a capo di tutto quanto. Inizialmente il piano era che lui avrebbe continuato a supportare Square da una società esterna, una prospettiva che riuscì a calmarmi parzialmente. Ciononostante, non successe proprio così, e mantenere la stabilità a fronte di un cambiamento del genere rappresentò un’enorme sfida».
~ Shinji Hashimoto

«Il motivo per cui decisi di lasciare Square Enix fu legato ai risultati di Final Fantasy: The Spirits Within, certamente, ma quella non fu l’unica ragione. Da Final Fantasy VII in avanti avevo smesso di occuparmi del lavoro di programmazione e mi ero mosso più verso la produzione e la gestione degli affari. Il mio lavoro continuava a muoversi in quella direzione e iniziai a pensare che quello non era il motivo per cui avevo deciso di entrare nell’industria videoludica. Perciò il colossale fallimento del film fu per me un’ottima chance per premere il tasto reset che mi avrebbe permesso di tornare a fare le cose che volevo fare nel settore dei videogiochi».
~ Hironobu Sakaguchi

«Come iniziativa imprenditoriale si rivelò un fallimento, ma è giusto che un’azienda di intrattenimento tenti di sperimentare cose nuove. Non si può essere un’azienda che ha così paura del fallimento da non provare mai nulla di nuovo o interessante.
Molto più tardi appresi che Sakaguchi aveva detto di aver lasciato la responsabilità della serie Final Fantasy nelle mie mani una volta lasciato lo studio. La cosa mi lusinga parecchio, ovviamente, ma all’epoca non ci fu alcun discorso di commiato o di passaggio di testimone. Sotto molti aspetti la dipartita di Sakaguchi fu come la morte di Aerith in Final Fantasy VII. Da un giorno all’altro lui non c’era più.
Non ci fu un vero e proprio periodo di elaborazione del “lutto”. La sua assenza tuttavia ci fece capire immediatamente che lui per tutto quel tempo aveva tenuto sotto controllo la situazione, e che era stato un fortissimo leader, non solo per Final Fantasy, ma per l’intera azienda. Lasciò un vuoto al quale dovemmo abituarci».
~ Yoshinori Kitase

[EDGE Magazine, #314, gennaio 2018]