Il 2012 non è soltanto l’anno in cui la serie Final Fantasy celebra il suo venticinquesimo anniversario, ma coincide anche con un’altra ricorrenza significativa: quindici anni dall’uscita di Final Fantasy VII, il capitolo più venduto e, probabilmente, anche il più rappresentativo dell’intero franchise di Square Enix.

In uno speciale pubblicato da Famitsu, Tetsuya Nomura, Yoshinori Kitase e Kazushige Nojima sono tornati a parlare dello sviluppo del gioco, condividendo ricordi, retroscena e riflessioni sul significato che Final Fantasy VII continua ad avere ancora oggi. Di seguito, un riassunto delle loro dichiarazioni.

Yoshinori Kitase

Quando venne deciso che Final Fantasy VII sarebbe stato in 3D, il team di sviluppo valutò inizialmente due strade: l’utilizzo di personaggi basati su sprite oppure modelli poligonali. L’idea degli sprite fu a lungo la più apprezzata, ma alla fine si scelse di adottare i poligoni, ritenuti più adatti a esprimere il movimento e la gestualità dei personaggi.
Alone in the Dark (celebre survival horror nato negli anni 90, nrd) fu di grande stimolo. In FFVII, i modelli utilizzati in battaglia sono diversi da quelli mostrati sul campo: Hironobu Sakaguchi volle che sul campo venissero impiegati personaggi in “SD” in modo che l’espressione dei volti fosse più chiara.
Sakaguchi si impegnò inoltre in modo significativo nella definizione del sistema di combattimento, arrivando a concepire quello che sarebbe poi diventato il Materia system.
Benché Nomura sia conosciuto soprattutto per il suo lavoro di designer, contribuì anche a definire il gameplay di FFVII, proponendo ad esempio l’idea delle Limit Skill.

Kazushige Nojima

Nojima si unì al team di sviluppo dopo l’ideazione dei personaggi principali, in qualità di sceneggiatore. Kitase desiderava una storia ricca di mistero.
La figura di Zack fu aggiunta verso le ultime fasi dello sviluppo del gioco e serviva essenzialmente ad incarnare il primo amore di Aerith e un autentico membro di SOLDIER.

Tetsuya Nomura

Quando la produzione di Final Fantasy VII fu affidata a Kitase, quest’ultimo e Nomura ripensarono alla trama partendo dalle bozze esistenti. All’epoca Nojima stava ancora lavorando a Bahamut Lagoon.
Nomura racconta che una delle idee iniziali era quella di far morire una tra Tifa e Aerith. Un dettaglio meno noto è che, nelle prime fasi dello sviluppo, il personaggio di Tifa non era stato previsto: Aerith era l’unica eroina e racchiudeva in sé alcuni tratti che sarebbero poi confluiti in Tifa (questo spiegherebbe perché Tifa resti relativamente in secondo piano fino all’inizio del secondo disco, ndr).
Anche il design di Cloud subì alcune modifiche nel corso dello sviluppo: inizialmente il personaggio appariva con un aspetto leggermente diverso, come mostrano alcuni schizzi preliminari in cui i capelli risultavano parzialmente raccolti all’indietro.
Secondo i piani originari, Sephiroth e Aerith avrebbero dovuto essere fratello e sorella. Tracce di questa idea sono ancora visibili nel loro design, in particolare nella struttura frontale dei capelli, con due ciuffi alti separati da una riga centrale. In seguito si valutò anche l’ipotesi di rendere Sephiroth il primo amore di Aerith, ma l’idea venne accantonata e venne piuttosto realizzato il personaggio di Zack.
Nomura ricorda inoltre un concept scartato legato a Yuffie: inizialmente doveva essere una fuggitiva, con Midgar e altre città tappezzate di manifesti “Wanted”. Ogni manifesto avrebbe mostrato un volto diverso, e la Yuffie reclutata dal giocatore avrebbe avuto l’aspetto dell’ultimo poster esaminato.

Nel corso dello speciale, i tre sviluppatori affrontano anche il tema di un possibile remake di Final Fantasy VII.
Secondo Nomura, è preferibile concentrarsi sulla creazione di nuovi Final Fantasy in grado di superare le aspettative dei fan, piuttosto che riproporre titoli del passato. Inoltre, teme che il rifacimento di un’opera così amata possa inevitabilmente deludere una parte del pubblico, fortemente legata ai propri ricordi. Aggiunge anche che ritiene Yoshinori Kitase «il vero erede della serie [Final Fantasy]».
Dal punto di vista creativo, l’ideale secondo gli autori sarebbe realizzare un gioco fedele all’originale ma al tempo stesso “migliorato”. Tuttavia, sottolineano come anche le imperfezioni contribuiscano al fascino e alla nostalgia di Final Fantasy VII, rendendolo unico.
«Pensando a tutto l’hype che si creerebbe attorno a un ipotetico remake – conclude Nomura – credo che la cosa migliore sia preservare la memoria di Final Fantasy VII».
Riusciranno queste dichiarazioni a mettere a tacere i rumor circa un remake del settimo capitolo?