In occasione del 25° anniversario di Final Fantasy IX, Weekly Famitsu ha dedicato al gioco lo scorso luglio uno speciale cartaceo con interviste a figure chiave dello sviluppo. Dopo i dialoghi con Kazuhiko Aoki (event design) e Toshiyuki Itahana (character design), è il turno del “padre” della musica della serie: Nobuo Uematsu.

Con la pubblicazione della versione web ampliata, Famitsu.com offre l’opportunità di riscoprire le radici di una colonna sonora che, a distanza di un quarto di secolo, non ha perso il suo smalto.
Un anno alle Hawaii, tra spirito d’avventura e lavoro incessante
Uno degli aspetti più celebri dello sviluppo di FFIX fu il trasferimento di parte del team a Honolulu. Uematsu ricorda di aver vissuto lì per circa un anno, riuscendo perfino a sperimentare «l’intero ciclo delle stagioni». Sulle ragioni di quella scelta, il compositore ipotizza con la solita ironia: «All’epoca Square aveva una spinta quasi incosciente, quindi non credo avessero un piano così rigoroso. Probabilmente si pensò che “anche lì, se ci si impegna, si può fare qualsiasi cosa”».
Nonostante la bellezza del luogo, non fu una “vacanza” per tutti. Uematsu osserva: «Fu difficile per chi non era abituato ai viaggi all’estero, non era bravo con l’inglese o non era portato per le relazioni sociali. Anche per le famiglie dei dipendenti non fu semplice».
Il lavoro, del resto, era totalizzante: «Lavoravamo dalla mattina alla sera senza sosta, anche nei fine settimana. In ufficio vedevo sempre le stesse persone, quindi non era poi così diverso dal lavorare in Giappone».
Eppure, prima che il ritmo diventasse insostenibile, Uematsu si ritagliò qualche esperienza “da Hawaii”: prese il brevetto da sub il giorno dopo il suo arrivo e partecipò persino alla Honolulu Marathon, chiudendola in 8 ore e 29 minuti, appena dentro il limite utile per la registrazione ufficiale del tempo. Ricorda divertito l’atmosfera con cui affrontò la sfida insieme ai colleghi: «Partecipai con i membri del team audio dell’epoca dicendo: “Se diventa troppo difficile, possiamo fermarci a metà”. Ma una volta partiti, pensammo che sarebbe stato un peccato ritirarsi. Eravamo in sei; uno di noi dovette arrendersi dicendo: “Le mie ginocchia sono andate”, ma per gli altri fu un’esperienza davvero divertente».
C’è anche un aneddoto più leggero legato all’auto: mentre alcuni animatori americani sceglievano targhe molto creative (come “ani-m8r”), lui optò per qualcosa di poco fantasioso: “FFIX”.
Il ritorno alle origini: la scelta della “musica antica”
Dal punto di vista musicale, FFIX segnò una decisa sterzata rispetto alle sonorità di FFVII e FFVIII. Uematsu decise di puntare su una musica dal sapore antico, coerente con il tema del “ritorno alle origini”. Prima di trasferirsi alle Hawaii, fece anche un viaggio in Europa con la moglie, visitando castelli medievali per assorbirne l’atmosfera: «Eravamo circondati da universitari, noi eravamo gli unici “vecchi”. Fu piuttosto faticoso», racconta ridendo.
L’idea, in partenza, era quasi radicale: fare della musica antica l’asse portante dell’intero gioco, una sfida raramente tentata prima in modo così sistematico. Ma lo stesso Uematsu riconosce che un rigore assoluto sarebbe diventato un limite creativo: «Se fossi rimasto intrappolato solo in quello stile, forse non sarebbe nata una canzone come Melodies of Life. Scrissi più di 140 brani per FFIX: farli tutti nello stesso stile avrebbe reso difficile dare varietà al gioco».
A Place to Call Home: il brano che definì Gaia
Uno dei primi brani composti fu A Place to Call Home (いつか帰るところ), che accompagna la schermata del titolo. Uematsu spiega che il pezzo utilizza scale modali ispirate al Rinascimento e che, in un certo senso, “fissò” l’identità del mondo di gioco: «Fu uno dei primi brani che scrissi. Con quello, ebbi la sensazione che la visione del mondo di FFIX fosse stata finalmente definita».
Il brano porta con sé anche un ricordo agrodolce legato allo status culturale dei videogiochi all’epoca: Uematsu desiderava collaborare con il Caterina Early Music Consort (カテリーナ古楽合奏団), ma ricevette un rifiuto, segno di un tempo in cui il medium non era ancora pienamente riconosciuto. Anni dopo, però, riuscì finalmente nel suo intento: «Ci rimasi molto male per quel rifiuto, perché volevo davvero lavorare con Masataka Matsumoto del Caterina Early Music Consort. Così, anni dopo, gli proposi di curare l’arrangiamento di A Place to Call Home per il tour orchestrale BRA★BRA FINAL FANTASY. Questa volta accettò, e per me fu una gioia immensa», racconta.
Quando iniziò a comporre, storia e personaggi non erano ancora consolidati. Uematsu spiega che circa un mese dopo il suo arrivo alle Hawaii, il contenuto del gioco cambiò completamente: dovette aggiungere e modificare brani per adattarli allo sviluppo, ma – parole sue – «fu molto divertente».
Ci si potrebbe aspettare che il mare e il cielo di Honolulu siano entrati, in qualche modo, nella musica, ma la realtà fu molto diversa. Uematsu ammette: «Non saprei dire se le Hawaii mi influenzarono l’umore. Il mio studio era isolato per motivi di insonorizzazione. Non aveva nemmeno le finestre». E precisa: «Illuminato solo dalla luce elettrica, lavorai da solo per un anno intero. Ma non era diverso da quando mi trovavo in Giappone, quindi non provai particolare insoddisfazione».
Quel periodo, anzi, fu segnato da un entusiasmo quasi “ossessivo” per il lavoro: «All’epoca ero un maniaco del lavoro, quindi non sentii mai il minimo bisogno di riposarmi o rallentare. Non ne avevo mai abbastanza di lavorare ogni giorno. Da FFV a FFIX, lavorai praticamente senza sosta. Grazie a ciò accumulai tantissimi brani, e oggi, quando facciamo concerti, mi torna comodo (ride)».
Per inciso, fino a FFIX Uematsu compose da solo, ma con FFX le cose cambiarono: si passò a un team di tre persone con Masashi Hamauzu e Junya Nakano. Uematsu spiega così il motivo: «Mentre stavamo realizzando FFIX, lo sviluppo di FFX e e quello di FFXI partirono contemporaneamente. Mi scusai, ma onestamente era impossibile per una sola persona occuparsene, quindi credo di aver suggerito di lavorare alla colonna sonora di FFX in tre».
La visione di Hiroyuki Ito e il segreto di Melodies of Life
Uematsu definisce il director Hiroyuki Ito un «genio logico» che non lascia nulla al caso: durante lo sviluppo di FFIX «aveva la testa piena di idee che nessun altro riusciva a concepire. A prima vista, era difficile da capire, ma quando ne sentivi parlare più approfonditamente, diventava tutto sensato e dicevi: “Capisco”. Le sue idee erano geniali, ma il modo in cui si collegavano era logico: era un tipo strano. Sarebbe interessante fargli una lunga intervista, magari chiedendogli del suo background. È un tipo un po’ eccentrico, quindi deve essere dura (ride)».
Fu proprio Ito a scrivere il testo di Melodies of Life. Un verso in particolare colpì Uematsu: «Anche se io dovessi morire, finché tu vivrai, la vita proseguirà» (in inglese è diventato “If I should leave this lonely world behind, your voice will still remember our melody”).
Il compositore rivela un retroscena sulla struttura del brano: inizialmente la canzone doveva aprirsi proprio con quell’immagine. Tuttavia, la cantante Emiko Shiratori suggerì che iniziare parlando di morte fosse troppo forte. Dopo una revisione, decisero di spostare la frase verso la fine.
Uematsu conferma che, in origine, pensò di far partire la canzone dal ritornello: «Era così quando la scrissi la prima volta. Avevo intenzione di iniziare con il ritornello, e Ito-kun scrisse il testo lì. Ma ora che ci penso, iniziare con “Anche se muoio” non mi sembrò il massimo (ride). Ma se Ito-kun voleva dire qualcosa come “Tutta la vita è in realtà una, e accumuliamo esperienze mentre risiediamo nei nostri corpi”, allora pensai che questo fosse un testo importante. Quindi non volli perderlo e lo modificai. In ogni caso, ci riflettei molto (ride)».
Quando fu deciso che FFIX avrebbe incluso tracce vocali? Uematsu spiega: «Decidemmo di includere le tracce vocali sin dall’inizio dello sviluppo. In parte perché Eyes On Me (di Final Fantasy VIII) era stata accolta molto bene e in parte perché da bambino inventavo canzoni con cui giocare da solo. Fu solo dopo aver iniziato a lavorare sui videogiochi che cominciai a comporre brani strumentali, ma pensavo sempre sempre: “Mi piacerebbe tornare a comporre canzoni con parti vocali, un giorno”. Quindi, quando composi Eyes On Me, mi divertii molto e fui davvero felice pensando: “D’ora in poi potrò inserire una traccia vocale in ogni gioco”».
Uematsu aggiunge anche una considerazione netta sul rapporto tra canzoni e opere (e sulla sua avversione per le canzoni inserite in film o altri media unicamente per ragioni commerciali): «Credo che sia giusto che sia il produttore, il regista o anche lo sceneggiatore del gioco a scrivere il testo. La qualità potrebbe essere inferiore rispetto a quella ottenibile assumendo parolieri o compositori professionisti, ma almeno loro comprendono il mondo del gioco meglio di chiunque altro, giusto? Ecco perché penso che Eyes On Me, Melodies Of Life e Suteki da ne siano diventate canzoni così belle».
La melodia di Melodies Of Life è caratteristica anche per l’uso capillare in tutta l’opera, dai brani di sottofondo ai filmati. Uematsu sottolinea: «Componemmo Melodies Of Life abbastanza presto. Poi, considerando il significato del testo e altri aspetti, credo che sia io che Ito-kun pensammo che quella melodia dovesse dominare l’intero gioco. Hai presente come in Star Wars la stessa melodia venga spesso riproposta con arrangiamenti diversi? Volli provare quell’approccio. Quando lavorammo a Eyes On Me, semplicemente non avevamo avuto la possibilità di riflettere così in anticipo».
Uematsu osserva anche come, col tempo, FFIX abbia conquistato un seguito particolarmente forte fuori dal Giappone: «Quando vado all’estero, ho l’impressione che ci siano molti fan di FFIX. Ho la sensazione che all’estero la gente menzioni FFIX più spesso che in Giappone».
Brani preferiti e la «voce dall’inferno»
Nonostante Uematsu ammetta di fare fatica a riascoltare le tracce originali per una sorta di “imbarazzo professionale” (dice di notare difetti e mancanze), riconosce che in FFIX ci sono molte melodie a cui è affezionato. Nel testo si citano, tra le preferite, Rose of May e The Final Battle.
Proprio su quest’ultimo brano racconta un aneddoto memorabile: voleva inserire nell’introduzione le voci dei dannati. Disse al sound operator Keiji Kawamori: «Vai all’inferno a registrarle». Il giorno dopo, Kawamori tornò con un risultato sorprendente, registrato di notte nella solitudine della sua stanza.
Il fatto che ci siano così tanti brani amati in FFIX dipende anche dal legame tra i gusti personali di Uematsu e l’immaginario del gioco? Uematsu risponde: «Sì. Il fantasy medievale, sai, è qualcosa a cui si aspira. Non so quanto il primo FF fosse consapevolmente medievale, ma il genere RPG stesso era costruito attorno a quel tipo di mondo. Detto questo, quando si pensa alla musica fantasy medievale, viene in mente la musica classica. Ma questo aspetto era già stato ampiamente trattato da Koichi Sugiyama (autore della colonna sonora della serie Dragon Quest). Sakaguchi (creatore di FF) mi disse: “Prendi una direzione diversa da Dragon Quest”. Così pensai: “Giusto, allora FF dovrebbe orientarsi verso una musica rock/pop”. Non ero particolarmente esperto di musica classica».
Alla domanda se, all’epoca, la musica moderna in un mondo fantasy fosse una combinazione poco comune, Uematsu spiega: «Capire come creare un’atmosfera medievale con la musica pop/rock fu una sfida. Farlo con solo tre toni elettronici disponibili sul Famicom fu piuttosto complicato e davvero difficile. Ma a partire da FFIV, il numero di toni utilizzabili aumentò e gradualmente diventò più divertente. Proprio mentre cominciavo a pensare a come trasmettere un senso medievale all’interno della musica popolare, mi ritrovai a lavorare su FFVII».
FFVII cambiò rotta, inserendo elementi fantascientifici. Eppure, proprio per questo, il ritorno “medievaleggiante” di FFIX fu speciale: «Anche a me piace la musica sintetizzata, quindi fu divertente cambiare completamente direzione. Ma fui felice di tornare a un’atmosfera più medievale per FFIX. Immagino di essere semplicemente un nerd del Medioevo (ride)».
Il vinile del 25° anniversario: un ascolto “diverso” e un rito da riscoprire
L’obiettivo principale per il disco del 25° anniversario era renderlo davvero distintivo. Il 9 luglio 2025 è stato pubblicato il disco commemorativo Final Fantasy IX 25th Anniversary Vinyl – Timeless Tale –. Uematsu racconta: «Questa volta abbiamo registrato nuovamente Melodies Of Life, ma ho pensato che fare la stessa cosa sarebbe stato noioso. Volevo creare qualcosa di diverso. Quindi abbiamo cambiato la tonalità. Vedi, 25 anni fa, durante la registrazione originale, io e Shiratori discutemmo a lungo se usare il Mi o il Mi bemolle. Alla fine, Shiratori espresse il desiderio di mettersi alla prova con il Mi, quindi all’epoca registrammo in Mi. Ma registrando in Mi bemolle, cioè abbassando di un semitono, il brano risulta completamente diverso per la cantante, che può esibirsi in modo più rilassato. Quindi questa volta abbiamo pensato: “Perché non farlo in Mi bemolle?”. Rendere il brano “diverso” è stato l’aspetto su cui ci ci siamo concentrati».
A proposito di Emiko Shiratori e della scelta di affidarle Melodies Of Life 25 anni fa, Uematsu ricorda il processo decisionale: «Quando pensammo alla sigla di FFIX, facemmo delle riunioni di pianificazione in cui tutti portavano dei CD per discutere su chi avrebbe dovuto cantarla. Fu allora che un membro dello staff suggerì la signora Shiratori. In origine faceva parte del duo Toi et Moi, che aveva cantato la sigla delle Olimpiadi di Sapporo quando eravamo alle scuole medie. Per la nostra generazione era una cantante famosa a livello nazionale».
E aggiunge: «La signora Shiratori è una cantante che non lascia davvero alcuna impressione negativa. È gentile e premurosa. Pensammo che questo fosse perfettamente in linea con la direzione di FFIX, quindi le chiedemmo di cantarla». La registrazione originale, precisa, avvenne in Giappone.
Uematsu chiude l’intervista invitando a riscoprire il valore del vinile non tanto per la “fedeltà sonora” (che, secondo lui, è superiore su CD), quanto per il rito dell’ascolto: guardare la copertina, leggere i crediti, dedicare attenzione alla musica mentre il disco gira. E, soprattutto, lasciare che quella nostalgia riporti – magari – a rigiocare FFIX e a riviverne il mondo.