Uno dei temi più dibattuti dagli appassionati riguarda la vera natura della trilogia remake di FFVII iniziata nel 2020 con Final Fantasy VII Remake: si tratta semplicemente di una reinterpretazione dell’opera originale oppure di un vero e proprio sequel?
Intervistato da Hobby Consolas, il director Naoki Hamaguchi ha preferito non sciogliere il mistero. «Prima di tutto, riguardo alla tua domanda se la serie Remake sia o meno un sequel dell’originale Final Fantasy VII, ovviamente credo che per ora sia meglio non rispondere, né confermare né smentire nulla, dato che pubblicheremo Revelation, il capitolo finale, l’anno prossimo».
Il director ha però fornito un importante indizio sulla filosofia che ha guidato il progetto fin dall’inizio: «Quello che posso dire è che il concetto generale, l’idea alla base della serie di Final Fantasy VII Remake, è creare un nuovo mondo, una nuova narrazione di Final Fantasy VII che includa tutti gli elementi mostrati in precedenza negli spin-off di FFVII».
Secondo Hamaguchi, il rapporto tra la trilogia e il gioco originale non può essere ridotto a una risposta semplice. «In questo senso, se la serie di Final Fantasy VII Remake abbia connessioni o legami con la storia originale di FFVII… è una domanda difficile. Perché la risposta è sì e no, entrambe le risposte sono possibili».
Più che soffermarsi sui collegamenti con l’opera del 1997, il director sembra concentrato sull’obiettivo di offrire una conclusione soddisfacente alla storia, soprattutto in vista del trentesimo anniversario della serie. «Personalmente, come director della serie Remake, il mio focus non è tanto su come Revelation si colleghi agli altri titoli e all’originale, quanto piuttosto su come possiamo offrire una conclusione soddisfacente alla serie. Soprattutto considerando che l’anno prossimo si celebra il suo 30º anniversario».
E ha concluso invitando i fan ad attendere la risposta definitiva: «Quindi, per ora, tutto quello che posso dire è che spero che i fan abbiano voglia di scoprire la grande rivelazione che c’è alla fine della storia e le risposte che daremo loro».
Livello 99, Weapon e un endgame diverso da Rebirth
Nel corso di un’intervista concessa a Everyeye, Hamaguchi ha confermato una novità che i giocatori si aspettavano. «In Remake e Rebirth era presente un level cap, ma in Final Fantasy VII Revelation non avremo un limite di livello: i giocatori potranno arrivare fino al livello 99».
Le Weapon, come già sapevamo, avranno un ruolo centrale nell’avventura. Alcune saranno direttamente coinvolte nella trama principale, mentre altre appariranno sulla world map come boss opzionali. Secondo Hamaguchi, anche questi scontri avranno una propria componente narrativa dedicata.
Interessanti anche le informazioni sull’endgame. A differenza di quanto visto nei due capitoli precedenti, Revelation non sarà costruito attorno all’idea di rigiocare l’intera avventura in modalità difficile dopo i titoli di coda. «Incoraggerà a completare tutti i contenuti rimasti sulla world map dopo aver terminato la storia principale».
Gli appassionati alla ricerca delle sfide più impegnative potranno comunque affrontare nemici ancora più potenti del boss finale. Tra gli esempi citati dal director figurano proprio le Weapon e la leggendaria summon Knights of the Round.
Il sistema FITS e l’obiettivo di valorizzare tutto il party
Hamaguchi ha anche approfondito la nascita del nuovo sistema STILE (FITS in inglese), che permetterà ai giocatori di modificare e personalizzare maggiormente il ruolo dei personaggi. «Per quanto riguarda le ispirazioni, è qualcosa di cui ho discusso con Teruki Endo, il nostro combat director. Dopo l’annuncio abbiamo rilasciato molte interviste ai media e moltissimi giornalisti ci hanno posto la stessa domanda, ovvero se ci fossimo ispirati a Final Fantasy X-2».
Pur riconoscendo i paragoni con il celebre sistema di cambio look di FFX-2, Hamaguchi ha spiegato che l’obiettivo principale era differente: dare maggiore centralità a tutti i membri del gruppo. Secondo il director, Revelation non ruota esclusivamente attorno a Cloud, ma vuole offrire spazio anche a personaggi come Vincent, Cid e agli altri membri del party. Nei precedenti capitoli, i ruoli molto definiti tendevano a spingere i giocatori verso determinate combinazioni. Il FITS system nasce invece per aumentare la libertà di personalizzazione e permettere a ciascuno di costruire la propria squadra ideale.
Tre anni di sviluppo e un team rimasto unito per dieci anni
In una lunga intervista pubblicata da Bloomberg, Hamaguchi ha parlato anche dello sviluppo di Final Fantasy VII Revelation, spiegando come il gioco sia stato completato in circa tre anni dopo i quattro necessari per Rebirth. «Credo di sfondare una porta aperta quando lo dico, ma creare un gioco AAA non è affatto un’impresa facile: è incredibilmente difficile. Ci sono voluti circa quattro anni per sviluppare e pubblicare Final Fantasy VII Rebirth. E poi, in realtà, ci sono voluti “solo” circa tre anni per sviluppare e pubblicare Final Fantasy VII Revelation».
Secondo il director, la rapidità relativa dello sviluppo è stata possibile grazie alla stabilità del team che ha lavorato all’intera trilogia. «La lezione chiave per noi come team è che siamo riusciti a portare avanti una visione unificata, come squadra che ha lavorato insieme ai tre titoli della trilogia negli ultimi dieci anni».
Hamaguchi ha spiegato che il gruppo di sviluppo è rimasto sostanzialmente invariato e che la fiducia costruita nel corso degli anni ha consentito di evitare i normali rallentamenti dovuti alla formazione di nuovi team. «Una volta definito l’approccio, non abbiamo mai davvero cambiato direzione. Per fortuna, i membri del team avevano piena fiducia in me e nelle indicazioni che avevo dato loro».
Per il director, questa continuità rappresenta un modello che Square Enix dovrebbe considerare anche per altri progetti futuri. «Penso che sia qualcosa di cui, come azienda, dovremmo tenere conto guardando ai titoli su cui lavoreremo in futuro, perché questo ha portato un vantaggio davvero enorme: maggiore velocità e una tempistica di sviluppo più efficiente».
Il rapporto con Kitase e Nomura e il futuro dopo Revelation
Nell’intervista concessa a Game Informer, Hamaguchi ha parlato anche del suo rapporto con Yoshinori Kitase e Tetsuya Nomura, figure storiche di Final Fantasy VII: «Tra noi tre c’è un profondo rispetto reciproco e lo percepisco davvero nel lavoro di tutti i giorni. Nomura e Kitase, rispettivamente producer e creative director dell’intero franchise di Final Fantasy VII, hanno un ruolo molto più ampio del mio, che riguarda l’essere incaricato della serie Remake in generale. Entrambi hanno riposto in me piena fiducia affidandomi questo progetto, ed è qualcosa che apprezzo enormemente».
Il loro supporto si rivela particolarmente importante quando si tratta di valutare il peso di determinate scene rispetto all’opera originale. «A differenza di Nomura e Kitase, io non ho partecipato alla realizzazione dell’originale Final Fantasy VII. Quando mi trovo in difficoltà nel processo creativo e devo valutare il peso o il significato di una determinata scena rispetto all’opera originale, è davvero importante poter contare su di loro».
Per il momento, tuttavia, il director non vuole guardare troppo avanti. «In questo momento sono completamente concentrato sul completamento di FFVII Revelation e sul fare in modo che la serie Remake di FFVII arrivi ai giocatori nelle migliori condizioni possibili».
Hamaguchi ha però commentato le richieste dei fan che vorrebbero vederlo alla guida di un remake di Final Fantasy VI. «Vedo molti fan e membri della community chiedermi di prendere le redini di un remake di Final Fantasy VI. Ne vedo parlare spesso online, ma un remake di Final Fantasy VI, o qualsiasi altro remake, potrebbe essere affidato a me oppure a qualcun altro. Personalmente, credo che potrebbe essere in mani migliori se venisse assegnato a un altro creatore di Square Enix».
Quanto al suo prossimo progetto, sembra già avere le idee piuttosto chiare: «Per quanto riguarda ciò che vorrei fare personalmente, penso che il mio prossimo lavoro creativo sarà ancora un JRPG».
Che si tratti di Final Fantasy o di una proprietà intellettuale completamente nuova, Hamaguchi sembra dunque intenzionato a proseguire il proprio percorso nel genere che lo ha reso uno dei nomi più apprezzati della nuova generazione di sviluppatori di Square Enix. Con Final Fantasy VII Revelation ormai alle porte, però, tutte le attenzioni restano concentrate sulla conclusione di una trilogia che promette ancora di riservare più di una sorpresa.
