Omnia Crystallis
Final Fantasy, Merchandise, News

Nomura racconta il lavoro su Magic: The Gathering – Final Fantasy

Un’intervista pubblicata oggi – ma registrata lo scorso maggio – offre uno sguardo sul lavoro svolto da Tetsuya Nomura per il crossover Magic: The Gathering – Final Fantasy, sviluppato da Wizards of the Coast in collaborazione con Square Enix.

Il creative director ha spiegato che lavorare su un gioco di carte richiede un approccio molto diverso rispetto allo sviluppo di un videogioco: «Nei videogiochi l’artwork è progettato pensando al movimento e all’animazione, mentre con un gioco di carte tutto deve essere trasmesso attraverso una singola illustrazione».
Osservando partite e discussioni online mentre lavorava al progetto, Nomura ha raccontato di essersi reso conto di quanto i giocatori riescano a interpretare e ampliare ciò che vedono in una carta. «Sono rimasto impressionato da quante informazioni i giocatori riescano a trarre da un’unica immagine, espandendole poi con la propria immaginazione».

Nel caso di Final Fantasy, l’illustrazione non parte mai da zero: i personaggi sono già profondamente radicati nell’immaginario del pubblico. Per questo motivo, Nomura ha spiegato che uno dei principali rischi era creare immagini percepite come incoerenti rispetto alle aspettative dei fan: «Le persone conoscono già questi personaggi e hanno un legame emotivo con loro. Devi assicurarti che non ci sia alcuna discrepanza tra l’immagine e ciò che si aspettano». Il suo metodo è stato quindi costruire le illustrazioni partendo da quella percezione condivisa. «Ho usato la comprensione che i fan hanno già dei personaggi come base, aggiungendo elementi strato dopo strato per stimolare la loro immaginazione».

Nel ruolo di supervisore artistico, Nomura ha revisionato centinaia di illustrazioni dedicate a diversi capitoli della serie. L’aspetto su cui ha concentrato maggiormente l’attenzione era l’equilibrio tra identità dei personaggi e stile degli artisti coinvolti. «Gli artisti portano sempre la propria individualità. La cosa importante è trovare un equilibrio: preservare quella unicità senza allontanarsi dall’immagine che i fan hanno dei personaggi», ha spiegato.

Durante il lavoro di supervisione, Nomura ha notato anche una differenza significativa tra il suo approccio e quello di molti artisti occidentali. «Io di solito non presto molta attenzione agli sfondi, ma gli artisti stranieri tendono a esprimere il worldbuilding proprio attraverso ambientazioni e paesaggi», ha affermato. Questo tipo di rappresentazione lo ha colpito perché permette ai fan di riconoscere e immaginare i luoghi dei giochi, rafforzando il senso di immersione. «Guardando certe illustrazioni ti viene spontaneo pensare: “Ah, questo dev’essere quel dungeon del gioco…”».

Un esempio che lo ha entusiasmato particolarmente riguarda una carta ispirata a un capitolo classico della serie originariamente realizzato in pixel art: Final Fantasy VI. «Probabilmente è la prima volta che quella pixel art viene reimmaginata come illustrazione fantasy tridimensionale». Secondo Nomura, proprio questo tipo di reinterpretazione riesce a evocare la nostalgia dei fan, invitandoli a completare mentalmente le scene con i propri ricordi.

Nomura ha anche raccontato che in passato lo stile di molte illustrazioni occidentali gli sembrava «eccessivamente intenso dal punto di vista giapponese». La collaborazione con Wizards of the Coast, tuttavia, gli ha fatto riconsiderare quella impressione. «Lavorando insieme ho pensato: “È incredibile. Penso che anche i fan giapponesi possano apprezzare molto questo approccio”».

Per il proprio contributo diretto all’espansione, Nomura ha scelto di illustrare Sephiroth, uno dei personaggi più iconici di Final Fantasy VII. Il designer ha raccontato che, nonostante siano passati quasi trent’anni dalla sua creazione, il villain continua a essere un punto di riferimento anche per altri sviluppatori. «Lavoro su molti progetti diversi e spesso mi chiedono: “Puoi creare un personaggio come Sephiroth?”» Per Nomura questo è un segnale chiaro della popolarità del personaggio: «Dev’essere perché tutti lo amano».

L’espansione include anche alcune concept art realizzate da Nomura venti o trent’anni fa per personaggi come Cloud Strife e Lightning. Rivederle oggi accanto alle illustrazioni più recenti è stato per lui «un po’ imbarazzante». Nomura ha spiegato che all’epoca quei lavori non erano pensati come opere finite. «Erano semplicemente “blueprint” per il team di sviluppo, non illustrazioni complete». Nonostante l’imbarazzo per alcune vecchie opere, Nomura ha descritto la collaborazione come un’esperienza particolarmente stimolante: «Prestiamo spesso le mie illustrazioni per collaborazioni, ma non avevo mai partecipato a un progetto così approfondito».

Ciò che lo ha colpito di più è stata soprattutto la quantità di materiale da esaminare. «Ogni settimana mi veniva portata una pila di nuove illustrazioni. Pensavo di averne già viste tantissime… e invece continuavano ad arrivarne altre», ha raccontato. Per il designer, il crossover rappresenta un modo originale di celebrare quasi quarant’anni di storia di Final Fantasy attraverso un nuovo linguaggio artistico, capace di unire nostalgia, reinterpretazione visiva e il contributo di illustratori provenienti da tutto il mondo.

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