Oggi, 1° aprile, ricorre il sedicesimo anniversario della nascita di Square Enix, frutto del “matrimonio” tra due dei maggiori protagonisti dell’industria videoludica giapponese: Square ed Enix.

Secondo una ricostruzione diventata quasi leggendaria, Square sarebbe stata costretta a fondersi con Enix a causa delle pesanti perdite provocate dal flop commerciale di Final Fantasy: The Spirits Within. Le cose, però, andarono diversamente.

L’ipotesi di una fusione tra le due società era infatti sul tavolo già da tempo: i primi colloqui risalivano almeno al 2000, ben prima dell’uscita del film. L’operazione avrebbe consentito a Enix di rafforzare più facilmente la propria presenza sui mercati internazionali, soprattutto in Nord America e in Europa, dove Square godeva di una maggiore notorietà. Per Square, la fusione rappresentava invece un’opportunità per rafforzarsi in un settore nel quale i costi di sviluppo stavano crescendo rapidamente.

L’atteso film di Final Fantasy arrivò nelle sale nel luglio del 2001, ma il risultato fu ben al di sotto delle aspettative. The Spirits Within incassò circa 85 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget stimato di 137 milioni, trasformandosi in un pesante insuccesso finanziario.

Il flop del film influì quindi sulle trattative, ma nel senso opposto rispetto alla versione entrata nell’immaginario comune: non spinse Square verso Enix, bensì Enix ad allontanarsi da Square. Di fronte alle difficoltà finanziarie della possibile partner, la società di Dragon Quest preferì infatti fare un passo indietro.

Alcune immagini tratte dallo sfortunato Final Fantasy: The Spirits Within, film in CG diretto da Hironobu Sakaguchi.

Con Square alle prese con il secondo esercizio consecutivo in perdita, nell’ottobre del 2001 intervenne Sony Computer Entertainment, che acquistò una partecipazione del 18,6% nella società. Poche settimane più tardi, il 1° dicembre 2001, Yoichi Wada succedette a Hisashi Suzuki alla presidenza con il compito di guidare una profonda ristrutturazione dell’azienda.

Wada intervenne anche sull’organizzazione dei team di sviluppo e sulla condivisione di tecnologie e risorse tra i diversi progetti. L’obiettivo era rendere Square più efficiente e contenere i costi, evitando che strumenti e asset venissero sviluppati per essere utilizzati una sola volta. Per esempio, fu nel 2002 che si arrivò alla decisione di raggruppare i vari sviluppatori all’interno di “divisioni”: lo scopo principale era quello di raggiungere una maggior efficienza sotto il profilo dei costi, ad esempio attraverso il riutilizzo di asset digitali per diversi progetti, anziché per uno soltanto.

Nel frattempo, i risultati ottenuti da titoli come Final Fantasy X e Kingdom Hearts accompagnarono il recupero finanziario della società. Square tornò progressivamente in condizioni di stabilità e, nel novembre del 2002, il progetto di fusione con Enix venne ripreso e annunciato ufficialmente.

Come avrebbe ricordato lo stesso Wada, l’operazione si concretizzò quindi non nel momento di massima difficoltà di Square, ma quando entrambe le società si trovavano nuovamente in condizioni favorevoli. Square, in particolare, aveva appena registrato il più alto margine operativo della propria storia.

L’accordo incontrò tuttavia qualche resistenza tra gli azionisti Square, soprattutto per il rapporto di concambio inizialmente previsto. Le condizioni furono quindi riviste: alla fine, ogni azione Square sarebbe stata convertita in 0,85 azioni Enix, anziché nelle 0,81 previste in origine.

La fusione venne approvata dagli azionisti delle due società nel febbraio del 2003 e divenne effettiva il 1° aprile 2003. Formalmente, non nacque una società completamente nuova: fu Enix a incorporare Square, per poi assumere il nome di Square Enix Co., Ltd. Square Co., Ltd. cessò quindi di esistere.

Nonostante fosse Enix la società formalmente sopravvissuta alla fusione, la nuova Square Enix conservava una forte impronta Square: circa l’80% dei dipendenti proveniva infatti dalla società di Final Fantasy. Yoichi Wada divenne presidente della nuova azienda, mentre l’ex presidente di Enix Keiji Honda assunse il ruolo di vicepresidente esecutivo.

 

Square Enix

 

La fusione era conclusa. Il giudizio sui suoi risultati, però, sarebbe rimasto tutt’altro che unanime.

A distanza di quasi dieci anni, nel 2012, l’ex presidente di Square Hisashi Suzuki arrivò infatti a definire l’operazione «un completo fallimento», criticando l’assenza, a suo giudizio, di una chiara visione per il futuro e sottolineando come la capitalizzazione di mercato di Square Enix fosse scesa al di sotto dei livelli raggiunti da Square prima della fusione.

L’anno successivo anche Yoichi Wada lasciò la presidenza di Square Enix Holdings, al termine di un esercizio particolarmente difficile. Il gruppo chiuse infatti l’anno fiscale con una perdita netta di 13,7 miliardi di yen, dopo aver avviato una profonda ristrutturazione e registrato risultati inferiori alle aspettative per alcuni dei suoi principali titoli destinati ai mercati occidentali, tra cui Sleeping Dogs, Hitman: Absolution e Tomb Raider.

Nel giugno del 2013 Yosuke Matsuda gli succedette alla guida del gruppo, aprendo un nuovo capitolo nella storia di Square Enix.